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App e copyright: ha ragione Mondadori (up.1)

La Mondadori ha chiesto la soppressione di un'app che raccoglie frasi di Fabio Volo a causa della violazione di copyright: ecco perché ha ragione.

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Il caso che vede contrapposta Mondadori a due ragazzi che hanno sviluppato un’app per la raccolta delle migliori frasi estrapolate dai libri di Fabio Volo si è chiuso sul nascere: sono gli stessi Stefano Mendicino e Michele Mastroianni ad ammettere che dal punto di vista legale la questione non si pone.

Al tempo stesso, però, la lettera aperta a Fabio Volo pubblicata nelle ore scorse mette in campo elementi ulteriori sui quali si tenta di imporre un altro punto di vista basato più su di una presunta ragionevolezza che non sui rigorosi limiti imposti dalla legge. Abbiamo chiesto un parere legale a Francesco Paolo Micozzi, avvocato del Foro di Cagliari che si occupa di diritto penale con predilezione per diritto dell’informatica e le nuove tecnologie, privacy e diritto d’autore.

Fermo restando che occorre in questa fase desumere quale sia l’oggetto della querelle senza avere a disposizione materiale ufficiale in merito, la situazione che si pone sembra delinearsi come segue:

La violazione contestata ai due sviluppatori, Stefano e Michele, riguarda un’asserita lesione al diritto d’autore per avere riprodotto e inserito in un’app venduta attraverso il market online iTunes delle frasi dell’autore Fabio Volo. I legali della Mondadori intimano a Stefano e Michele “di eliminare l’applicazione dallo store di Apple per violazione del copyright e della proprietà intellettuale”. E sullo stesso sito i due sviluppatori riconoscono che la pretesa della Mondadori sia fondata: “dal punto di vista legale tu e la Mondadori avete perfettamente ragione”.

Fabio Volo, insomma, è protagonista solo per via indiretta, in qualità di oggetto della violazione estraneo all’iniziativa legale avviata dalla casa editrice. Il contratto che lega l’autore alla casa editrice è però l’elemento che regola l’attribuzione dei diritti di sfruttamento economico dell’opera. Ed è questo ciò che sembra portare la piena ragione dalla parte della Mondadori:

Con il contratto di edizione l’autore di un’opera tutelata dal diritto d’autore cede all’editore tutti (o parte) i diritti di sfruttamento economico dell’opera. Si ha quella che viene definita una cessione dei diritti patrimoniali d’autore.

In questo caso, quindi, tutti i diritti di sfruttamento economico dell’opera di Fabio Volo spettano alla Mondadori. Le norme sul diritto d’autore prevedono che in alcune ipotesi il riassunto, la citazione o la riproduzione di brani o parti di opera e la loro comunicazione al pubblico siano libere.

Tuttavia si rientra in tale ambito unicamente nel caso in cui il riassunto, la citazione, la riproduzione di parte o dell’opera intera e la comunicazione al pubblico sia fatta per finalità di critica o di discussione e sempre che “non costituiscano concorrenza all’utilizzazione economica dell’opera”.

È chiaro che, in questo caso, lo scopo commerciale esclude che si possa configurare un’ipotesi di libero utilizzo dell’opera o parte di essa.

Ecco perché, insomma, le frasi di Fabio Volo possono essere utilizzate su Wikipedia (ove si fa mera informazione al di fuori di qualsivoglia lucro), mentre non è possibile farne uso su di una applicazione a pagamento sulla quale gli sviluppatori tentano di trarre giovamento economico da materiale di cui non sono depositari di alcun diritto specifico.

Se i calcoli sull’opportunità della denuncia portati in pubblico dai due autori hanno un qualche riscontro teorico, all’atto pratico la legge è però ancora una volta estremamente chiara:

Gli autori dell’app continuano: “In Italia è legale fotocopiare fino al 15% di un libro, tu stesso utilizzi nei tuoi citazioni di altri autori e la maggior parte di quelle frasi incriminate si trova liberamente sul web”.

È vero che esiste la possibilità di fotocopiare il 15% di ciascun volume o fascicolo di periodico, ma in ogni caso tale attività è soggetta all’ulteriore limite del divieto di spacciare al pubblico tali copie e, in genere, al divieto di “ogni utilizzazione in concorrenza con i diritti di utilizzazione economica spettanti all’autore”.

Update

Anche le formiche nel loro piccolo…

Nella precedente disamina abbiamo posto una questione di principio sulla quale approfondire la questione: fino a che punto una collezione di aforismi può essere considerata violazione di copyright? Fino a che punto un’app come quella di Stefano e Michele va considerata lecita e da quale punto in poi sfonda invece la barriera dell’illecito?

In linea di massima occorre tenere conto di tanti aspetti.

In primo luogo bisogna valutare se l’aforisma abbia o meno dignità di opera tutelata dal diritto d’autore. Non tutto ciò che si scrive o si dice è, infatti, tutelato dalle norme sul diritto d’autore. Deve trattarsi, infatti, di opere dell’ingegno che abbia un carattere creativo.

È necessario, poi, verificare la durata del diritto d’autore patrimoniale: infatti la norma prevede che “i diritti di utilizzazione economica dell’opera durano tutta la vita dell’autore e sino al termine del settantesimo anno solare dopo la sua morte”.

Una volta stabilita la sussistenza della tutela in base alle norme di diritto d’autore occorre verificare quale sia la volontà dell’autore in merito alla gestione dei diritti patrimoniali. In Italia, infatti, a differenza, ad esempio, delle norme sul copyright statunitensi (dove il copyright ha un’accezione meramente patrimoniale), il concetto di diritto d’autore è duplice: il diritto d’autore è sia morale che patrimoniale.

Solo di quest’ultimo l’autore dell’opera potrà disporre. L’autore, quindi, con una licenza o con un contratto può stabilire che “fine debbano fare” i diritti patrimoniali d’autore a lui spettanti per il solo fatto di aver creato l’opera. Se, ad esempio, l’autore ha disposto che l’opera venga rilasciata sotto licenza CreativeCommons è a quest’ultima che si dovrà far riferimento per comprendere se la riproduzione, copia o diffusione in tutto o in parte possa avvenire legittimamente.

Inoltre si dovrà valutare se si possa rientrare in una delle ipotesi di eccezioni derivanti dalla legge alla tutela offerta all’autore.

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