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P3P, Facebook difende Google

Facebook si trova costretto a difendere Google contro le accuse Microsoft poiché ha aggirato lo standard P3P per le medesime esigenze del gruppo rivale.

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Senza mai nominare Google, ma schierandosi giocoforza dalla stessa parte, Facebook si trova a difendere il gruppo rivale ed a smentire i teoremi del gruppo “amico” Microsoft. Il tutto succede in tema P3P, il protocollo di autocertificazione che Microsoft ha scagliato in faccia a Google urlando alla violazione ed all’aggiramento dei termini previsti dagli standard per l’utilizzo dei cookie ed il tracciamento degli utenti.

Facebook non fa altro che ribadire quanto asserito da Google: lo standard è stato proposto da Microsoft all’inizio dello scorso decennio ed oggi non è più adeguato alle attuali esigenze della navigazione. Internet Explorer, insomma, non sarebbe stato aggirato per volontà di “truffare” l’utenza, quanto piuttosto per mettere a disposizione informazioni aggiuntive, pagine più ricche e servizi “social” avanzati. Ne sono esempio i pulsanti “like”, “condividi” o “+1”: senza una sintassi errata sul codice P3P non sarebbe possibile bypassare le protezioni eccessive di IE ed il tutto non renderebbe possibili i plugin che Facebook e Google mettono a disposizione per i rispettivi social network.

Facebook spiega inoltre di essere a disposizione per discutere una evoluzione del P3P in grado di ottemperare tanto alle necessità degli utenti, quanto alle necessità delle aziende che operano online e che agli utenti stessi intendono offrire i propri servizi. Evolvere lo standard significherebbe oggi poter trovare il giusto compromesso e riabilitare così un protocollo perlopiù ignorato, se non sfruttato strumentalmente dalla maggior parte dei siti Web.

Dopo l’accusa lanciata contro Google, insomma, Microsoft si trova a fare i conti con il tiro incrociato dei gruppi esterni (Facebook e Google) e con i problemi che giungono dall’interno (gli stessi MSN e Live.com avrebbero aggirato lo standard P3P). La palla passa insomma nuovamente a Microsoft, la quale dovrà rilanciare la posta oppure passare la mano dopo aver forse scommesso troppo sul momento di debolezza di Google successivo all’aggiramento delle protezioni del browser Safari.

Fonte: ZD Net • Via: WebProNews • Notizie su: