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Roaming: l’Unione Europea taglia i costi ma i gestori non ci stanno

L'Unione Europea taglierà i costi di roaming internazionale per le chiamate su rete mobile dal 2014

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L’Unione Europea si è finalmente espressa sul taglio di costi del roaming internazionale. Il voto finale del documento presentato dalla Commissione Industria, ricerca ed energia del Parlamento europeo è atteso per il periodo di Aprile, ma possiamo già da ora anticipare quello che cambierà dal 2014. Da quella data verrà concessa la libera concorrenza anche in tema di roaming internazionale. Questo significa che un utente, recandosi all’estero, non sarà più costretto a chiamare utilizzando i partner esteri scelti dal suo gestore, ma sarà libero di utilizzare l’operatore telefonico che più desidera.

Grande novità, più volte anticipata, che dovrebbe aiutare a rendere il mercato delle chiamate estere più conveniente e competitivo.

Inoltre saranno confermati i tagli dei costi massimi per le chiamate in roaming internazionale. Le tariffe massime applicabili per le chiamate in uscita passeranno dagli attuali 49 centesimi a 25 centesimi, mentre quelle in entrata passeranno dagli attuali 24 centesimi a 8 centesimi.

Un bel taglio che garantirà sicuramente minori salassi per chi si reca spesso all’estero.

Soddisfazioni in ambito europeo e anche grandi soddisfazioni per gli utenti, mentre meno contenti i gestori di telefonia mobile che prevedono così minori guadagni. Su tutti si fa strada Vittorio Colao, numero uno di Vodafone che durante il recente Word Mobile Congress 2012 a Barcellona ha attaccato duramente l’Unione Europea rea di aver emanato nuove regole troppo rigide verso i provider e i gestori di telefonia mobile. Secondo Colao, infatti, tutti questi tagli penalizzeranno i futuri investimenti dei gestori di telefonia oggi impegnati a realizzare le nuove reti LTE, molto prestanti ma anche molto costose.

Per Colao, se davvero l’Europa andrà a tagliare i costi di roaming, Vodafone sarà costretta non a tagliare i suoi investimenti complessivi ma comunque a rivederli e a reindirizzarli solo verso aree specifiche. Su questa linea di pensiero anche Gambardella, vice-presidente di Telecom Italia e tanti altri. Il loro concetto chiave è che se l’Unione Europea vuole che i gestori investano nella banda larga, devono poter disporre di giusti finanziamenti e questi tagli andrebbero a intaccare pesantemente i fondi da investire.

Con molta probabilità quindi, la votazione di aprile per il taglio del roaming internazionale non sarà certo una passeggiata.

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