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RapidShare dovrà controllare le infrazioni al copyright

La Corte di Appello di Amburgo ha imposto a RapidShare di filtrare tutti i file prima di renderli disponibili per il download.

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La Corte di Appello di Amburgo ha ordinato al servizio di file sharing RapidShare di filtrare preventivamente i contenuti pirata prima di renderli disponibili sul sito. Viene dunque confermato il verdetto di primo grado che aveva dato ragione ad alcuni editori di eBook e al gruppo GEMA che difende gli interessi di oltre 64.000 musicisti tedeschi. RapidShare potrebbe comunque decidere di presentare appello contro la decisione.

La vicenda ha avuto inizio nel mese di gennaio, poco dopo la chiusura di MegaUpload. Nonostante RapidShare adotti un modello di business diverso da quello dell’ex servizio concorrente, i titolari dei diritti di copyright ritengono che non siano state prese sufficienti misure per contrastare la pirateria. La Corte di Amburgo ha quindi imposto il controllo preventivo di tutti i file che vengono caricati sui server.

Trattandosi di migliaia di file, RapidShare sarà obbligato a implementare un filtro automatico, in quanto è impensabile l’utilizzo di una procedura manuale da effettuare su ogni file reso disponibile per il download. L’industria dei contenuti ha già iniziato a celebrare questa vittoria, in quanto ha sempre chiesto che il controllo preventivo venisse attuato dai siti e non dai detentori del copyright. Su YouTube, invece, i titolari dei diritti dispongono di strumenti per cercare e notificare materiali che infrangono il copyright.

Recentemente RapidShare ha ridotto la velocità di download a 30 Kbps per gli utenti non paganti con l’obiettivo di limitare il fenomeno della pirateria, ma questa decisione non è stata ritenuta sufficiente per bloccare del tutto le violazioni del diritto d’autore. In ogni caso, si attendono le motivazioni della sentenza, che ancora non sono state rese pubbliche, in modo da valutare l’opportunità di presentare appello. Il verdetto dei giudici tedeschi, tra l’altro, è in contrasto con una sentenza della Corte Europea, secondo la quale i siti di hosting non possono filtrare i contenuti, in quanto verrebbe violata la privacy degli utenti e ostacolata la libertà di informazione.

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