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Ridate a Kim Dotcom quel che è di Kim Dotcom

Kim Dotcom incassa una vittoria inattesa: emergono vizi procedurali nel sequestro dei beni, i quali potrebbero essere ora pertanto restituiti.

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L’arresto di Kim Dotcom è ormai storia. Le immagini della Cadillac Rosa portata via con il carro attrezzi sono ben note a coloro i quali conoscevano la storia dell’imputato. Lo sfarzo della villa australiana di mr. Megaupload è ancora nella memoria di chi ne ha seguite le vicissitudini. Quando il caso sembrava però avviato verso una direttrice predeterminata, un evento imprevisto rischia di cambiare in modo importante il corso degli eventi.

Un errore procedurale, infatti, potrebbe rendere irregolare il sequestro dei beni di Kim Dotcom. Computer, denaro, auto di lusso e quant’altro: tutto potrebbe potenzialmente essere restituito al legittimo titolare nonostante tali ricchezze sarebbero state accumulate, secondo l’accusa, per mezzo di attività strettamente intrise di pirateria. Il problema sarebbe relativo alle procedure che hanno portato all’incursione presso la tenuta di Kim Dotcom, autorizzata con modalità non regolari. Se il team di avvocati di Kim Dotcom sarà in grado di dimostrare quanto accaduto, l’imputato potrebbe rientrare in possesso di quanto portato via dalle autorità a seguito del noto raid notturno.

Dopo aver lottato per mesi nel tentativo di alienare Kim Dotcom da tutti i suoi beni nella speranza di poter evitare così una sua possibile fuga all’estero, ora la controparte potrebbe subire una clamorosa sconfitta: se il vizio di forma fosse confermato tutti i beni dovrebbero essere restituiti e le sconfitte fin qui subite dal team Megaupload verrebbero di fatto quasi annullate con un inatteso colpo di spugna.

Entro il mese di agosto dovrebbe prendere il via il processo con il quale Kim Dotcom dovrebbe rispondere delle imputazioni di cui è accusato, combattendo anzitutto per evitare l’estradizione negli Stati Uniti.

Le autorità avrebbero ammesso almeno 5 errori e starebbero tentando di ottenere la sostituzione degli incartamenti così da regolarizzare la posizione dell’accusa ed evitare che si debba ricominciare tutto da capo. La difesa si trova però improvvisamente con il coltello dalla parte del manico e sicuramente non si lascerà sfuggire un’occasione tanto preziosa.

Il diretto interessato, nel frattempo, non perde occasione per ribadire la propria estraneità alle accuse: Megaupload era soltanto un servizio di storage remoto, le major hanno rimosso milioni di link a seguito di segnalazione diretta e fior di avvocati avevano garantito piena regolarità del sistema. Kim Dotcom, insomma, non cambia strada: in attesa di poter nuovamente riempire i propri garage ed i propri conti correnti, difende ancora una volta Megavideo e Megaupload professandosi innocente.

Fonte: New Zeland Herald • Via: CNet • Notizie su: