QR code per la pagina originale

2011, l’anno degli hacktivisti

Nel 2011 è cresciuta esponenzialmente l'attività informatica legata agli hacktivisti: Anonymous sempre in prima fila.

,

Il 2011 è stato l’anno degli hacktivisti: a sostenerlo è Verizon, autrice di un report nel quale vengono analizzate annualmente le statistiche relative a fughe di dati ed intrusioni informatiche a livello internazionale. Lo scorso anno, dunque, ha visto un sensibile incremento nelle attività legate all’attivismo online da parte di hacker che in nome di ideali quali la libertà di informazione e la tutela dei cittadini hanno messo in atto violente azioni nei confronti di diversi colossi mondiali.

Nello specifico, il quantitativo delle azioni riconducibili a gruppi di hacktivisti ha raggiunto il 58% del totale dei dati a disposizione delle autorità e delle aziende: trattasi di una percentuale non paragonabile a quella relativa ai crimini informatici a sfondo economico, la quale però mette bene in luce la crescente importanza di tali gruppi nel mondo della sicurezza informatica. Gli hacktivisti, insomma, hanno incrementato sensibilmente la propria attività online, rendendosi sempre più presenti nello scenario underground odierno e dimostrando sempre più frequentemente le proprie potenzialità.

Secondo i dati, sui 177 milioni di record trafugati nel 2011 ben 100 milioni portano la firma di una qualche organizzazione di hacker definitisi “attivisti digitali”, senza tuttavia considerare azioni quali attacchi DDoS oppure “defacciamenti” di siti Web. Il nome maggiormente presente in tale statistica è quello degli Anonymous, hacktivisti per antonomasia e sempre pronti a scendere in campo per difendere gli ideali che hanno portato alla nascita del gruppo che ad oggi conta una folta schiera di proseliti in tutto il mondo.

Ad essere colpite sono prevalentemente aziende di grosso calibro, per motivazioni che vanno dalla semplice dimostrazione della vulnerabilità delle stesse a vere e proprie azioni di forza volte ad attirare l’attenzione su problematiche nelle quali le stesse risultano essere coinvolte in maniera diretta. Nel 95% dei casi, poi, i record sottratti includono anche informazioni sensibili circa individui legati in qualche modo all’azienda colpita, contro il solo 1% registrato l’anno precedente.

L’aumento della presenza di hacktivisti online e delle relative attività ha poi avuto come conseguenza una chiara variazione dal punto di vista economico: se in passato una grossa fetta delle aggressioni arrecava direttamente oppure indirettamente danni finanziari ai gruppi attaccati, infatti, una buona percentuale delle azioni effettuate nel 2011 non sembrerebbe aver avuto grosso impatto in tal senso, probabilmente a dimostrazione delle intenzioni di gruppi come gli Anonymous, alla ricerca di una maggiore libertà della Rete e non di possibili introiti derivanti da incursioni nei sistemi informatici delle aziende coinvolte.

Fonte: CNET • Notizie su: