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Facebook in difesa: investe in brevetti

Facebook investe in brevetti ormai da anni per la stretta necessità di difendere la propria innovazione ed il proprio denaro dalle ambizioni altrui.

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Certi investimenti sono effettuati per fare passi avanti, altri per non fare passi indietro. Certi investimenti valgono in entrambe le direzioni: l’acquisto di nuovi brevetti, infatti, è ciò che può consentire ad un gruppo come Facebook di nutrire le proprie ambizioni e, al tempo stesso, difendere quanto realizzato armandosi di frecce da scagliare in ogni direzioni alla bisogna. Ed è questo il motivo per cui ormai da anni Facebook investe in proprietà intellettuale.

Il gruppo di Mark Zuckerberg è relativamente giovane e per questo motivo potrebbe trovarsi in difficoltà nel momento in cui dovesse difendersi di fronte a denunce altrui. Così è successo ad esempio nello scontro con Yahoo: il social network è stato messo di fronte a 10 possibili violazioni della proprietà intellettuale del gruppo di Sunnyvale e presto la questione verrà discussa in tribunale. In conseguenza diretta di tale iniziativa, Facebook ha acquisito da IBM 750 brevetti che andrà ad aggiungere a un portfolio precedentemente poco nutrito, ma sul quale ha fatto il punto TechCrunch con una interessante disamina retrospettiva circa le modalità di acquisizione e la provenienza degli altri brevetti in possesso.

15 brevetti propri, 9 da HP, 11 dalla Philips Electronics (tramite IPG), 3 da British Telecom, 9 da Walker Digital, 1 da Divan Industries, 1 da Applied Industries, 11 dalla defunta Friendster: il pacchetto odierno è così costituito e sarà presto farcito con ulteriori brevetti in via di approvazione.

Vasta la gamma delle tecnologie tutelate: si va dal social networking nudo e crudo a sistemi tecnici per la gestione del raffreddamento nei datacenter. E questi sono soltanto i brevetti registrati presso l’USPTO, ma TechCrunch ricorda come tale passaggio rinforzi soltanto la proprietà intellettuale pur non descrivendola nella sua complessità.

Facebook potrebbe ora estendere ulteriormente le proprie acquisizioni (costate fin qui circa 40 milioni di dollari) per tentare di sfruttare al meglio il denaro fin qui acquisito alla ricerca di brevetti che mettano ulteriormente al riparo l’impero del leader dei social network. Ma le acquisizioni potrebbero essere intese più in senso offensivo che difensivo: acquistare proprietà intellettuali in ambiti altrui significa ostacolarne il percorso e garantire armi legali migliori in caso di offensive rivali.

Trattasi probabilmente della fotografia del lato più oscuro dell’istituto della proprietà intellettuale, vista ormai come merce di scambio in un baratto che fa dei brevetti una moneta e dell”innovazione uno strumento più che una finalità. Anche questo aspetto rientra nell’ordine degli elementi che in molti vorrebbero veder mutati nel momento in cui l’intera architettura della proprietà intellettuale nell’industria verrà ridiscussa, poiché il denaro versato in proprietà intellettuale non è sempre denaro realmente investito in innovazione.

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