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Battiato, Ruggeri, Ron: uniti contro la pirateria

Franco Battiato, Ron, Enrico Ruggeri, Gino Paoli ed altri ancora lanciano un messaggio congiunto contro la pirateria, in difesa dell'industria culturale.

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Franco Battiato e Ron, Enrico Ruggeri e Roberto Vecchioni, Gino Paoli e Caterina Caselli. Sono questi solo alcuni dei nomi degli artisti che hanno messo il proprio volto su di uno spot voluto da chi difende il copyright tentando di imporre un nuovo modo di combattere la pirateria online. “Difendiamo la libertà di fare cultura“: il video è stato pubblicato su YouTube e mette assieme una lunga disamina di quanto sta accadendo nel mondo e dei motivi per cui combattere la pirateria sia importante.

Il concetto portato avanti è chiaro: occorre preparare il sostrato culturale adeguato per fare in modo che il legislatore si senta supportato nel portare avanti iniziative di legge antipirateria in grado di incidere radicalmente sulla situazione attuale. Se non si farà qualcosa, annuncia il messaggio, si rischia di veder morire l’industria culturale nel nome della difesa di una fantomatica libertà di espressione che gli stessi autori vogliono invece vedere altrettanto garantita.

In una stanza buia, i volti in primo piano di Battiato, Caselli, Einaudi, Lavezzi, Pagani, Paoli, Ruggeri, Ron e Vecchioni, oltre a denunciare il danno arrecato all’intero settore soprattutto nei confronti dei giovani autori che oggi non trovano né spazi né aiuti per emergere e per far conoscere la propria arte, smentiscono anche il falso mito che fermare la pirateria digitale equivalga a censurare la rete. Nello spot viene denunciato anche il guadagno multimilionario che l’industria dell’illecito realizza grazie alla vendita di banner pubblicitari pubblicati sugli stessi siti che divulgano illegalmente i contenuti, senza pagare alcun diritto agli autori, ai produttori e agli editori dei contenuti.

Un messaggio che giunge con un timing preciso: in queste ore il Governo sta pensando cosa fare per regolamentare il settore e l’AGCOM nel frattempo sta cincischiando sulla possibilità o meno di approvare il regolamento anti-pirateria prima della scadenza del proprio mandato. Le prossime settimane saranno in tal senso decisive e le pressioni dalle parti in causa si stanno facendo sempre più consistenti. E trattasi peraltro di una iniziativa non nuova in tal senso: già in passato alcuni artisti (ed alcuni nomi tornano all’interno di questa nuova iniziativa) avevano messo il proprio volto in una campagna pro-AGCOM e già allora in ballo v’era il regolamento ancor oggi in bilico tra Parlamento e Authority.

Alcuni passaggi del video sono opinabili poiché toccano nel vivo il nervo scoperto della vicenda: l’industria del copyright si pone in contrapposizione alla “casta” dei motori di ricerca e dei social network, stemperando così il sospetto per cui l’opposizione alle normative contro i pirati siano tutte animate da mero interesse. Questo il testo del filmato, la cui lettura nelle immagini è lasciata agli stessi autori protagonisti della campagna:

In tutto il mondo si sta discutendo di come regolamentare la diffusione di contenuti su Internet e fermare la pirateria digitale. La pirateria digitale sta distruggendo l’industria culturale. Pensate che solo in Italia si calcola che siano stati persi 22 mila posti di lavoro con un danno economico di oltre 1 miliardo di euro. Di fronte a proposte di legge che potrebbero fermare la pirateria, i grandi social network e i motori di ricerca si oppongono. Perché?

Dicono che è messa in discussione la libertà di espressione. Ma davvero si può pensare che gli artisti e i produttori di cultura di tutto il mondo abbiano qualche interesse a limitare il diritto di espressione e la circolazione libera delle idee?

La pirateria uccide il mondo della creatività e della fantasia. L’intera industria culturale è destinata all’estinzione se non si fermano i siti pirata. I siti che distribuiscono illegalmente musica, film, eccetera, raccolgono miliardi attraverso la vendita di spazi pubblicitari. Si arricchiscono. E allo stesso tempo distruggono l’industria della cultura, creano disoccupazione, impoveriscono l’offerta dell’industria culturale e generano evasione fiscale.

Pensate che il sito Megaupload, che è stato chiuso recentemente dall’FBI, aveva incassato oltre 150 milioni di dollari in pubblicità. Senza pagare nulla a nessuno. Eppure Steve Jobs aveva indicato la strada, regolamentando l’utilizzo dei contenuti e garantendo la tutela dei diritti. Perché gli altri non possono fare altrettanto?

La censura non c’entra. Noi siamo per la rete libera. Crediamo che la rete rappresenti uno straordinario strumento di conoscenza. Chiediamo però che non siano derubati gli artisti, gli autori, i produttori, gli editori e con loro i milioni di lavoratori dell’industria culturale. Chiediamo che i siti che distribuiscono contenuti siano legali e rispettino le regole come tutti. Chiediamo che il Web sia gestito da persone oneste. E’ troppo?

Fermiamo la pirateria digitale. Difendiamo la libertà di fare cultura.

Tra le firme in calce al video figurano Enzo Mazza, Presidente FIMI, e Marco Polillo, Presidente Confindustria Cultura Italia. CCI, Federazione Autori, Federazione Antipirateria e SIAE appongono la propria firma al progetto e ne appoggiano così l’iniziativa ed il messaggio veicolato.

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