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Frequenze TV all’asta entro 4 mesi, occhi su Mediaset e Rai

L'asta pubblica per le frequente TV sarà indetta tra 4 mesi circa: Rai e Mediaset in prima fila, gli occhi puntati addosso sui due operatori italiani.

Frequenze TV

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Come già anticipato la scorsa settimana, il beauty contest per l’assegnazione del cosiddetto “dividendo digitale“, cioè le frequenze che si libereranno dal completo passaggio al digitale terrestre, è stato definitivamente annullato. Come proposto dal Ministro dello Sviluppo Economico Corrado Passera, il Consiglio dei Ministri ha approvato infatti un emendamento al decreto di semplificazione fiscale con il quale si annulla la gara e si pongono le basi per un’asta pubblica durante la quale le frequenze liberate dall’analogico saranno messe in vendita e non saranno assegnate gratuitamente agli operatori televisivi com’era invece previsto con il beauty contest.

Si ripeterà quindi anche per la televisione quello che si è avuto già con le frequenze destinate alle reti LTE, che sono state acquistate dai vari provider delle telecomunicazioni dopo un’asta che ha visto superare abbondantemente i 2 miliardi di incassi per lo Stato.

L’asta pubblica sarà indetta, spiega l’emendamento, entro 120 giorni dall’entrata in vigore del decreto di semplificazione fiscale e prevede che le frequenze saranno assegnati agli operatori di rete “sulla base di differenti lotti, mediante procedure di gara aggiudicate all’offerta economica più elevata anche mediante rilanci competitivi, assicurando la separazione verticale tra fornitori di programmi e operatori di rete”.

Le procedure che regoleranno la gara saranno messe a punto dall’Agcom, ma uno dei criteri che stabiliranno l’importanza delle risorse frequenziali in gioco sarà ovviamente il grado di copertura garantito.

Con la decisione odierna l’Italia si dovrebbe così mettere al riparo dalla procedura di infrazione aperta dalla Commissione Europea ai tempi del beauty contest, con un altro vantaggio che potrebbe essere dato proprio dai ricavi che deriveranno dall’asta, sebbene in questo caso appaia molto difficile che si arrivi a cifre vicine a quelle ottenute dagli operatori telefonici, soprattutto viste le difficoltà economiche dei più grandi operatori televisivi del paese come Rai – Radiotelevisione italiana e Mediaset.

E sui due principali operatori sono adesso puntati gli occhi degli addetti ai lavori, anche perché, pur uscendo penalizzati dall’abrogazione del beauty contest che avrebbe loro regalato un’ulteriore frequenza, la nuova normativa lascia a Rai e Mediaset una ghiotta possibilità: la conversione in DVB-T del multiplex in DVB-H (lo standard per la TV mobile) che già le emittenti detengono e che non sembra aver dato i riscontri sperati, visto il tangibile fallimento in Italia della televisione sui videofonini.

Rai e Mediaset hanno un multiplex DVB-H ciascuna, una risorsa che, se convertita nello standard usato per le normali trasmissioni in digitale terrestre (DVB-T), consentirebbe loro di avere ugualmente un’ulteriore frequenza digitale da sfruttare per l’ampliamento delle rispettive offerte senza dover necessariamente ricorrere a pesanti investimenti nell’asta pubblica.

Per quanto riguarda l’emendamento, va sottolineata come sia stata confermata l’intenzione di riservare dal 2015 le frequenze sulla banda dei 700 MHz alle telecomunicazioni, per cui la concessione alle emittenti TV di questa porzione di spettro trasmissivo sarà limitata a soli tre anni.

Sempre in ottica futura è stato stabilito inoltre che dal 1 gennaio 2015 i produttori di televisori dovranno integrare sui propri apparecchi esclusivamente sintonizzatori compatibili con il futuro standard DVB-T2, ovvero lo standard per le trasmissioni in DTT di nuova generazione che consente di avere una maggiore qualità audio e video a parità di banda utilizzata, diventando di fatto il requisito ideale per l’adozione diffusa delle trasmissioni in alta definizione sulla piattaforma terrestre.

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