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Apple vuole difendersi dalle accuse del DoJ

Apple ha annunciato di non voler patteggiare con i giudici, bensì di volersi presentarsi a processo per difendersi dalle accuse sul cartello degli ebook.

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Le indagini sul possibile cartello creato da Apple in collaborazione con cinque editori attivi nel settore della pubblicazione di libri in formato digitale si sono rapidamente trasformate in una denuncia formale da parte del Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti d’America. Una denuncia, questa, che Apple vuole rigettare al mittente, convinta della propria innocenza: un legale di Cupertino ha infatti comunicato ad una Corte degli USA l’intenzione da parte del gruppo di chiedere un regolare processo ove dimostrare la bontà delle proprie tesi.

Il colosso californiano intende dunque agire sul campo per far sì che le accuse del DoJ cadano nel vuoto, allestendo una barriera difensiva per reggere ai colpi delle autorità che ritengono il modus operandi di Cupertino non appropriato con le leggi statunitensi in materia di commercio. Con Apple si schiereranno anche i gruppi editoriali Macmillan e Pearson, i quali probabilmente affiancheranno i propri legali a quelli della mela morsicata per far sì che in aula di tribunale possa valere la propria ragione.

Altrettanto invece non faranno Hachette, Harper Collins e Simon & Schuster, le altre tre società accusate di aver operato illecitamente in collaborazione con Apple, le quali hanno già siglato un accordo con i giudici per rimborsare gli utenti e regolarizzare di fatto la propria posizione agli occhi della legge. Una decisione, questa, presa per far sì che le società in questione non risentano dell’impatto di una possibile class action da parte dei cittadini statunitensi, la quale potrebbe prender piede, come spiega uno degli avvocati di Harper Collisn, nel caso in cui dovesse giungere una denuncia formale da parte di 50 stati diversi.

La prossima udienza è prevista per il 22 giugno, giorno in cui Apple potrebbe scendere in campo per difendersi dalle incursioni legali del DoJ, fortemente intenzionato a dimostrare invece l’illecito commesso dall’azienda al cui timone figura ad oggi Tim Cook. La battaglia legale, insomma, è ancora agli inizi ed il tutto non sembrerebbe esser destinato a risolversi entro tempi brevi.

Fonte: Reuters • Via: MacWorld Australia • Notizie su: