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Steve Jobs: “Apple come un serial killer negli anni ’90”

Spunta un'intervista a Steve Jobs in cui l'ex CEO parla di Apple negli anni '90, sotto la rovinosa conduzione del tedesco Michael Spindler.

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Steve Jobs lasciò la guida di Apple dal 1985 al 1997, per poi tornare al vertice dell’azienda e portarla a diventare la realtà che tutti oggi conoscono. Durante la sua assenza, dai laboratori di Cupertino uscirono prodotti non propriamente all’altezza delle aspettative, soprattutto durante la permanenza del tedesco Michael Spindler nel ruolo di amministratore delegato. Tra questi è possibile ricordare il progetto relativo alla realizzazione dei palmari Newton, oppure il sistema operativo Copland.

Ma qual era all’epoca l’opinione di Jobs sull’operato del proprio successore? A svelarlo è un’intervista condotta dal giornalista Brent Schlender, che nel corso di oltre vent’anni ha incontrato decine di volte l’ex iCEO scomparso nell’ottobre scorso. Nel suo intervento, Steve Jobs fa utilizzo di una metafora decisamente colorita per descrivere il declino di Apple sotto la direzione di Spindler.

Immagina di essere la madre di un cattivo ragazzo. Pensa di essere la madre di Jeffrey Dahmer, oppure di qualcuno che diventa un ladro, rapina banche o commette altre azioni simili, fino a essere rinchiuso in prigione.

Non voglio paragonare tutto questo ad Apple, ma serve per spiegare che, in un certo senso, non puoi smettere di amare tuo figlio.

Jeffrey Dahmer, per chi non ne fosse al corrente, è stato un serial killer statunitense condannato nel 1992 per aver brutalmente torturato e ucciso 17 persone, soprannominato il cannibale di Milwaukee. Un’immagine forte, utilizzata per esprimere il proprio disappunto in merito alla conduzione di Michael Spindler che, secondo quanto è possibile leggere nell’intervista pubblicata oggi, rifiutò sistematicamente ogni contatto (anche telefonico) con Steve Jobs.

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