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Fu Steve Jobs ad avviare il trust degli e-book

Steve Jobs avrebbe proposto ad alcuni grandi editori USA un modello di distribuzione per e-book che imponeva prezzi maggiori agli utenti.

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Apple ed alcune grandi case editrici statunitensi sono nell’occhio del ciclone per il sospetto di aver creato un trust nel mondo degli e-book, imponendo un modello di vendita che avrebbe messo Apple al centro della distribuzione regalando in cambio agli editori un prezzo maggiore di vendita e margini migliori sulle proprie attività in digitale. Tutto questo, però, ovviamente ai danni dei consumatori, i quali hanno dovuto fare i conti con prezzi più alti rispetto a quelli che il mercato già proponeva (soprattutto nel contesto dell’offerta Amazon).

Nuovi dettagli emergono ora a dimostrazione della bontà delle accuse, tirando peraltro in ballo responsabilità dirette dell’ex-CEO di Cupertino, Steve Jobs.

Dai documenti resi pubblici, infatti, emerge una mail che lo stesso Jobs avrebbe inviato a suo tempo ai vertici degli editori coinvolti nel “trust”. Jobs ha prefigurato una situazione molto semplice, che poneva di fronte ai loro occhi tre alternative: primo, continuare a vendere al prezzo imposto da Amazon, scontando margini minimi rispetto a quanto una soluzione alternativa avrebbe potuto offrire; secondo, ritirare da Amazon i propri titoli, ma gettandosi così di fatto tra le braccia della pirateria; terzo, portare i propri titoli verso Apple, ove un ecosistema di distribuzione nuovo sarebbe stato ricreato spostando il baricentro dei prezzi nel range 12.99-14.99 dollari.

Dai documenti emerge peraltro un patto condiviso volto a soffocare quanti tentano di portare avanti modelli alternativi (Random House in primis), poiché un’offerta a prezzo libero avrebbe potuto attirare autori e clienti portando via titoli tanto ai grandi editori quanto alla distribuzione Apple.

Il cosiddetto “agency model” voluto da Jobs offriva ampi vantaggi al trust, ma non ovviamente agli acquirenti (ai quali sarebbe stato imposto un prezzo più elevato, con un differenziale tra il 30 ed il 60% circa): oggi le parti coinvolte vedono il proprio nome additato da 29 Stati degli USA, i quali chiedono che venga restituito quanto sottratto ai cittadini tramite un accordo segreto volto ad innalzare il prezzo creando una artificiosa ostruzione sul mercato.

Mentre Hachette, Simon & Schuster e HarperCollins hanno accettato una transazione per chiudere la vertenza, Apple, Macmillan e Penguin hanno deciso di proseguire oltre e difendere il proprio operato. Il caso, quindi, può proseguire sulla base delle nuove evidenze.

Fonte: PaidContent • Via: AppleInsider • Notizie su: