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Kickasstorrents, emanato l’ordine di inibizione

Gli italiani non potranno più accedere al portale kickasstorrents in virtù di una inibizione imposta dalla Procura di Cagliari.

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Secondo quanto segnalato da Fulvio Sarzana per Il Fatto Quotidiano, il Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Cagliari sta portando in attuazione il provvedimento del sostituto procuratore della Repubblica di Cagliari, Giangiacomo Pilia, circa l’inibizione all’accesso del sito kickasstorrents.com. La colpa ravvisata sarebbe quella di violazione del copyright, ma il caso fa inevitabilmente discutere per il modo e le ambiguità che la situazione si porta appresso ormai da troppo tempo.

«È di oggi la notizia che il portale kickasstorrents.com, ovvero uno dei portali di condivisione di file cd torrent più diffusi al mondo (secondo lo stesso magistrato che ha emanato il Provvedimento di inibizione il portale si collocherebbe al 96° posto tra i siti web più consultati in Italia, e al 321° posto nel mondo) è stato sottoposto, il 17 maggio scorso, ad un ordine di inibizione urgente ad opera della Procura di Cagliari». Tale mole di traffico lascia giocoforza ipotizzare l’appetibilità dei torrent disponibili e lascia intravedere le possibili violazioni che si nascondono, ma tutto ciò a livello di semplici sillogismi e non piuttosto sulla base di veri e propri accertamenti. Nessun reato è stato insomma certificato, ma la chiusura del sito viene portata comunque a compimento.

L’inibizione è peraltro un provvedimento di dubbia utilità in quanto costringe semplicemente i provider ad interrompere il nesso tra dominio ed IP per mezzo di DNS filtrati (di qui la recente decisione della Pirate Bay di promuovere un IP piuttosto di un dominio come riferimento principale): è sufficiente utilizzare DNS non filtrati, oppure proxy, per evitare qualsivoglia inibizione ed aggirare così la muraglia imposta da provvedimenti come quello contro kickasstorrents.

Chiosa Il Fatto:

A questo punto appare necessario un intervento della Corte Costituzionale che valga a specificare una volta per tutte se l’Italia ha titolo o meno per privare milioni di propri cittadini dell’accesso alle risorse presenti sul web, prima dell’accertamento definitivo della commissione di un reato compiuto da terzi.

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