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Foxconn ancora sotto accusa per le condizioni di lavoro

Foxconn di nuovo al centro delle polemiche per le condizioni di lavoro: le promesse fatte con Apple sembrano non aver portato cambiamenti.

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Foxconn di nuovo al centro delle polemiche per lasituazione degli operai impiegati negli stabilimenti cinesi, che stando a quanto dichiarato da alcuni attivisti locali non sono per nulla cambiate nonostante le promesse fatte dal gruppo e da Apple. A parlarne è SACOM (Student & Scholars Against Corporate Misbehaviour), associazione impegnata nella tutela dei lavoratori, che punta il dito contro gli stessi problemi già segnalati in passato: ritmi di produzione troppo elevati, taglio ai salari e condizioni definite “inumane”.

La questione è stata sollevata dopo aver incontrato e intervistato 170 persone alle dipendenze di Foxconn, secondo le quali niente è cambiato rispetto ai mesi scorsi, quando il gruppo è stato accusato dalla stampa di tutto il mondo per l’elevato numero di suicidi tra i dipendenti. In particolare, ecco quanto denunciato da SACOM.

La dirigenza continua a imporre misure disciplinari umilianti per i lavoratori, dimostrando così che il presunto accordo tra Foxconn e Apple non ha portato alcun miglioramento.

Dello stesso parere anche Geoffrey Crothall di China Labour Bulletin, che focalizza l’attenzione su come non sia possibile risolvere il problema in breve tempo, ma la strada giusta da intraprendere è rappresentata da un coinvolgimento attivo dei lavoratori.

Non ho visto cambiamenti significativi e non penso che la situazione di Foxconn possa essere risolta a breve. È un problema troppo grande, troppo complicato. Sarebbe necessario adottare un sistema più democratico, ascoltando i dipendenti su questioni come le condizioni lavorative e il compenso.

Il gruppo, dal canto suo, si difende ribadendo il proprio impegno per garantire un ambiente di lavoro migliore. Ecco quanto dichiarato dai vertici Foxconn a Reuters.

Il benessere degli operai è senza dubbio una delle nostre priorità e ci stiamo impegnando per assicurare a oltre un milione di persone in Cina un ambiente di lavoro migliore e sicuro.

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