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USA-Iran: la cyberguerra di Barack Obama

Barack Obama ha rinforzato la cyberguerra contro l'Iran, i nemici dell'America. Lo scrive in un reportage il New York Times.

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Avrebbe dovuto essere il presidente di rottura con la politica “guerrafondaia” di George W. Bush, ha vinto perfino un Premio Nobel per la Pace, eppure Barack Obama non ha del tutto cambiato più di tanto le politiche aggressive del suo illustre predecessore, proseguendo invece con decisione con la cyberguerra verso i cosiddetti “nemici dell’America”, l’Iran, almeno secondo quanto pubblicato dalla stampa americana.

A rivelare alcuni retroscena della politica di Barack Obama è stato infatti il New York Times, che nell’edizione odierna ha spiegato come, da quando Obama si è insediato alla Casa Bianca, una delle sue priorità è stata quella di intensificare il ricorso alle cyber armi contro alcune delle nazioni con cui gli USA si sono trovati a scontrarsi negli anni scorsi.

Secondo quanto rivelato al giornale da alcune fonti anonime facenti parte di “Olympic Games“, il programma avviato da Bush proprio per valutare le azioni di guerriglia informatica, Barack Obama ha ordinato sin da subito la sua salita al potere dei sofisticati attacchi contro alcuni paesi del Medio Oriente, tra cui sembrerebbe esserci anche l’Iran e le sue centrali nucleari.

Proprio l’Iran è finito lo scorso anno vittima di Stuxnet, il virus che ha colpito i sistemi operativi dei computer usati nelle sue centrali nucleari dove, com’è noto, proseguono i lavori di arricchimento dell’uranio nonostante le dure prese di posizioni della comunità internale.

Dietro quegli attacchi ci sarebbe stata quindi anche la volontà di Obama e degli USA, sebbene non tutti i piani sembra siano andati come previsto. Per un errore, infatti, parte del virus creato in collaborazione con Israele fu diffuso in Rete, mettendo in allarme tutti gli uomini dell’amministrazione Obama che temevano il fallimento dell’operazione.

Le fonti ricordano di come si parlò della questione nella Situation Room della Casa Bianca alla presenza sia del presidente americano che dell’allora direttore della CIA Leon Panetta. Si temeva che la diffusione del virus potesse far fallire l’obiettivo di rallentare il lavoro delle centrali nucleari iraniane, ma nonostante questo, pare che la decisione di Obama fu quella di proseguire.

Il New York Times racconta quindi di come, nei giorni successivi a quell’incontro, si intensificarono dei cyber attacchi contro l’Iran, prendendo di mira la centrale di Natanz e mettendo temporaneamente fuori uso i sistemi informatici, con il risultato di bloccare il funzionamento di quasi 1.000 centrifughe tra le 5.000 impegnate nella purificazione dell’uranio.

Il resto è storia nota, con Stuxnet che divenne di dominio pubblico e riscosse grande scalpore in tutto il mondo, aprendo la strada a congetture e sospetti che già all’ora facevano intravedere i contorni di una cyberguerra che nei prossimi anni diventerà forse il terreno di battaglia prediletto su cui le grandi potenze si confronteranno per risolvere le proprie questioni. Il tutto con la compiacenza di un presidente che ha vinto anche il Nobel per la Pace.

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