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Samsung Galaxy S3, un progetto top secret

Il Samsung Galaxy S3 è frutto di un processo di sicurezza straordinaria studiato per evitare leak: un piccolo team ha lavorato all'interno di un laboratorio isolato.

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Samsung Galaxy S3 è sicuramente lo smartphone Android top di gamma del momento. Il colosso sudcoreano, per evitare fughe di informazioni prima del lancio, ha ammesso di aver realizzato addirittura tre versioni differenti, così da confondere le acque prima dell’annuncio ufficiale. Ma è solo il culmine di una strategia ben precisa.

Per cominciare, al fine di ridurre i costi, Samsung ha scelto uno dei suoi team migliori composto da poche persone per lavorare sul Galaxy S3. Una scelta inusuale, dato che solitamente per la progettazione degli smartphone il colosso mette a lavoro squadre abbastanza numerose. Ma non in questo caso: il Galaxy S3 avrebbe dovuto restare segreto fino all’ultimo giorno, e per questo si è optato per la linea “pochi, ma buoni”.

Samsung ha dedicato loro un laboratorio indipendente, al quale si poteva accedere solo tramite una scheda di sicurezza, un lettore di impronte digitali e altri sistemi che sembrano usciti direttamente da un film di James Bond. I prototipi realizzati sono stati trasportati poi all’interno di specifiche cassette blindate. Il processo ha compreso anche la realizzazione di tre versioni differenti fino alla parte finale della progettazione, proprio per evitare che potessero diffondersi leak su quella che sarebbe stata poi scelta per il pubblico.

Basti pensare che quando lo smartphone ha dovuto inevitabilmente passare per il controllo tra tester e operatori, Samsung ha preferito curare la logistica all’interno, senza affidarsi a compagnie di terze parti, con appositi viaggi in ogni parte del mondo solo per mostrare i prototipi. Persino per l’ordine dei materiali gli ingegneri sono stati obbligati a illustrare ciò di cui avevano bisogno e continuare a lavorare senza fotografie.

I componenti del team che si è occupato del Samsung Galaxy S3, insomma, sono stati trattati come se stessero progettando un’arma batteriologica o un virus in grado di uccidere milioni di persone: nessuna informazione da far trapelare all’esterno, nemmeno tra colleghi e familiari. La pena sarebbe stata il licenziamento.