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Google e le richieste di censura da parte dei governi

Google condivide un nuovo rapporto sulle richieste di censura pervenute dai governi di quasi tutto il mondo: c'è anche l'Italia.

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Google ha appena condiviso un nuovo rapporto sulle richieste di censura dei contenuti da parte dei governi di quasi tutto il mondo, pervenute nel periodo che va da luglio a dicembre 2011. Figurano richieste di blocco per blog, elenchi di ricerca e soprattutto eliminazione di filmati da YouTube, che sembra essere sempre più al centro delle preoccupazioni per le autorità locali.

Spiega Google che il nuovo rapporto è stato redatto per fornire agli utenti informazioni più trasparenti circa le modalità con le quali i governi chiedono a Mountain View di eliminare determinati tipi di informazioni a loro poco gradite. Per offrire dati più dettagliati, l’azienda di Sergey Brin e Larry Page allega anche informazioni circa il numero, l’ubicazione e il tipo di contenuto sotto richiesta di censura. E i dati condivisi appaiono, secondo Google, letteralmente “inquietanti”.

Per la prima volta in assoluto Google estende la lista dei governi che hanno presentato richiesta di censura anche a Bolivia, Repubblica Ceca, Giordania e Ucraina. Per quanto riguarda l’Italia, Mountain View conta quattro richieste di rimozione per diffamazione, una per la tutela della privacy e due legate ad altre motivazioni.

C’è da sottolineare però che alcune richieste non sono state portate a termine poiché Google le ha ritenute “diffamatorie”, come ad esempio quando alcune forze dell’ordine di paesi non specificati hanno chiesto di eliminare un blog a causa di un post che avrebbe messo in cattiva luce un funzionario a titolo personale, oppure quando un ente locale ha chiesto la rimozione di 1.400 video da YouTube per presunte molestie.

Aumentano peraltro le richieste di eliminazione dei contenuti politici, soprattutto negli Stati Uniti, dove è stata registrata una crescita del 103%. Insomma, con un rapporto di questo genere Google spera che l’essere trasparenti possa aiutare a stimolare il dibattito pubblico su come i comportamenti delle autorità competenti siano in grado di plasmare il Web, un fattore di sicuro interesse per l’utenza.

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