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eBook, Apple a processo nel 2013

Apple e altri due editori saranno processati il 3 giugno 2013 per la vicenda relativa ai prezzi degli eBook.

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Apple, Macmillan e Penguin saranno processate il prossimo anno per via del possibile cartello sul prezzo degli eBook. Il giudice distrettuale statunitense Denise Cote, che presiede le cause consolidate nel tribunale di Manhattan, ha fissato la data del processo al 3 giugno 2013. Le parti in causa e il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti hanno quindi praticamente un anno intero per trovare un accordo e dunque evitare di darsi battaglia in tribunale. Spiragli che però oggi sembrano impossibili da rilevare.

Inizialmente erano cinque gli editori, insieme al colosso di Cupertino, a finire sotto l’occhio del ciclone dell’inchiesta avanzata dalla divisione dell’antitrust del Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti. Tre di questi, HarperCollins Publishers, Simon & Schuster e Hachette Book Group, hanno però deciso di sottostare alla richiesta fatta dal governo statunitense ed evitare così qualsiasi problema futuro in un eventuale processo. Rimangono quindi Macmillan e Penguin al fianco di Apple, decisa come non mai a vincere la battaglia..

Intorno la metà di aprile, l’avvocato dell’azienda, Daniel Floyd, aveva specificato che la mela morsicata avrebbe combattuto il Dipartimento di Giustizia in tribunale pur di dimostrare che il suo intento non è affatto quello di creare un cartello di prezzi elevato per i consumatori per quanto concerne gli eBook, ma anzi scongiurare il rischio che Amazon e il marchio Kindle creino a loro volta un monopolio grazie a costi estremamente concorrenziali.

La questione, in sintesi, sta proprio qui: la creatrice di iPhone e iPad è stata accusata di aver collaborato con altri cinque editori per creare tariffazioni differenti da quelle di Amazon, che ha procurato un rialzo di prezzi ai danni dei consumatori.

Una questione molto delicata e anche per questo il vento sembra oggi andare in direzione contraria alle intenzioni di Apple, dato che Porto Rico e altri quindici stati si sono uniti alla causa del governo degli Stati Uniti nel tentativo di far valere principalmente le ragioni degli utenti che, secondo l’accusa, uscirebbero solamente danneggiati dalla politica che Cupertino vorrebbe imporre.

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