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Google tratta con l’antitrust Europea

Google risponde all'ultimatum dell'Unione Europea: inviata una lettera che analizza i quattro punti fondamentali su cui l'Antitrust non vuole transigere.

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Google ha inviato alcune proposte alla Commissione Europea volte a chiudere le indagini dell’Antitrust continentale e mettere una pezza sulle accuse di abuso della sua posizione dominante nel panorama dei motori di ricerca e della pubblicità online. Il presidente dell’Autorità Europea garante per la concorrenza, Joaquin Almunia, lo scorso maggio aveva lanciato un ultimatum al colosso di Mountain View circa quattro punti fondamentali che avrebbero messo a rischio la posizione di Google in Europa.

Lunedì, a poche ore dallo scadere delle condizioni, l’azienda californiana ha risposto con una lettera firmata dal rappresentante Eric Schmidt, contenente proposte per far cadere le accuse e chiudere il caso. Una firma, peraltro, di per sé significativa poiché ancora una volta risulta assente dalle pratiche Larry Page, ufficialmente inabile alla presenza pubblica a causa di un problema alla voce, ma in realtà evidentemente impossibilitato del tutto a seguire le attività quotidiane nel ruolo di amministratore delegato.

Per Google l’indagine non rappresenta esattamente una novità dato che indagini parallele vengono nel frattempo condotte negli Stati Uniti, in Australia e in Corea del Sud e, secondo Greg Sterling, analista senior di Opus Research, tre dei quattro punti analizzati dall’Unione Europea sono sostanzialmente facili da risolvere. Il problema fondamentale, e che coinvolge anche altri paesi, risiede piuttosto nella distribuzione dei contenuti targati Google, dato che mira al cuore del motore di ricerca e quindi ai suoi algoritmi.

Mountain View, sebbene abbia confermato la notizia anticipata da Bloomberg, non è voluta scendere nel dettaglio sulle proposte fatte alla Commissione Europea, ma assicura che sono stati analizzati tutti i quattro punti finiti nell’occhio dell’indagine dell’Antitrust. Questi riguardavano in sintesi l’improprio posizionamento dei rivali nei risultati generali di ricerca, la copia di contenuti da altri portali, accordi pubblicitari esclusivi e la restrizione della portabilità delle proprie campagne AdSense verso piattaforme concorrenti. I concorrenti, con Microsoft e il suo Bing in prima fila, attendono trepidanti buone nuove.

Fonte: Bloomberg • Immagine: fdecomite • Notizie su: