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Twitter fornirà i dati per Occupy Wall Street

Il giudice ha dato torto alla mozione di Twitter, che non voleva cedere i dati di Malcom Harris, un manifestante di Occupy Wall Street. Per il giudice i tweet sono di proprietà della società e non del suo autore.

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Twitter sconfitto in aula su una battaglia che rischia di avere pesanti ripercussioni sull’attivismo online. Il manifestante Malcom Harris, denunciato a New York per aver bloccato il traffico durante Occupy Wall Street, non è proprietario costituzionalmente garantito dei suoi tweet. Così ha deciso il giudice Matthew Sciarrino, che ha disposto l’immediata trasmissione dei dati del ragazzo, respingendo la mozione che la società californiana aveva opposto.

La notizia è rimbalzata subito in tutta la blogosfera e sta scatenando anche molte proteste. I due concetti che si erano scontrati erano semplici: da una parte, Twitter ha sostenuto che un tweet appartiene, dal punto di vista dei diritti di cittadinanza, al suo autore, non a Twitter, perché nel momento in cui viene utilizzato per un’azione pubblica, entrano in gioco il Primo e il Quarto Emendamento della Costituzione americana; dall’altra, il giudice federale ha invece ritenuto che scrivere un tweet «è un po’ come mettersi a urlare dalla finestra», quindi rinunciando di fatto alla protezione riservata alla pubblicistica politica, al diritto di stampa.

Questione complessa, ma che poi il recente report sulla trasparenza sintetizza in numeri incontrovertibili: le richieste di dati degli utenti da parte dei tribunali di ogni paese sono quasi mille nei soli primi sei mesi dell’anno e quasi sempre Twitter deve dire di sì. Come dovrà dire di sì al tribunale della Grande Mela, che vuole come prove i cinguettii dell’attivista del periodo dal 15 settembre al 31 dicembre 2011 – già controllati all’epoca, ma ora indisponibili essendo trascorsi molti mesi – che in quelle settimane, secondo l’accusa, organizzò e istigò il blocco del traffico sul ponte di Brooklyn, disubbidendo agli ordini della polizia.

L’avvocato di Twitter, Ben Lee, è uscito per il momento sconfitto, nonostante la sua mozione avesse meritato il plauso di molti esperti e commentatori, convinti che la motivazione principale della stessa – secondo la quale quando un utente non è in grado di difendere i propri diritti deve farlo l’azienda nei cui server sono conservate le sue libere espressioni – rappresentasse un modello.

Ma non è ancora finita: il fatto che il ricorso di Twitter, un fatto di per sé eccezionale, è caduto non significa che l’iter sia già concluso. Altre associazioni, ad esempio l’ACLU (American Civil Liberties Union) e gli avvocati stessi di Harris potranno ricorrervi.

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