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ACTA, il rammarico del fronte del SÌ

Il fronte pro-ACTA fa sentire la propria voce denunciando l'isteria collettiva che ha portato il Parlamento europeo a cedere alle pressioni di questi mesi.

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«Le imprese europee innovative dei settori manifatturieri e creativi ritengono che il voto odierno del Parlamento europeo sarà pregiudizievole per la proprietà intellettuale, l’occupazione e l’economia europea. Con questa decisione sull’ACTA, l’UE ha perso un’occasione per tutelare le sue industrie creative e innovative nel contesto del mercato internazionale».

Con queste parole il fronte pro-ACTA fa sentire tutta la propria acredine nei confronti del Parlamento Europeo per la decisione intrapresa in giornata con il voto che respinge l’Anti Counterfeiting Trade Agreement, 478 voti che l’industria non intende far passare senza una replica piccata.

Il documento è firmato da 130 federazioni in rappresentanza di 120 milioni di dipendenti di tutto il mondo.

Secondo quanto spiegato, il voto è la diretta conseguenza di un approccio sbagliato del Parlamento nei confronti dell’ACTA, il che avrebbe determinato la perdita dell’orizzonte reale dell’accordo facendo passare alla storia motivazioni e principi che l’ACTA non intendeva invece affrontare. Frances Moore, CEO IFPI, ricorda che il testo è oggi ancora nelle mani della Corte di Giustizia, dalla quale ci si attende quanto meno un ripristino della realtà a prescindere dall’ACTA, a questo punto definitivamente accantonata: «A questo punto attendiamo la sentenza della Corte Europea di Giustizia, ed esortiamo il Parlamento europeo a fare dell’efficace tutela della proprietà intellettuale una delle principali priorità della nostra politica commerciale con i paesi terzi».

Il timore, spiega Alan C. Drewsen a nome dell’International Trademark Association, è che l’Europa perda il traino di una cordata di nazioni che attorno all’ACTA andrà a costruire una difesa più solida ed allineata attorno alle proprie proprietà intellettuali: «L’Europa potrebbe avere colto l’occasione di sostenere un importante trattato che migliora le norme della proprietà intellettuale sul piano internazionale. Ci aspettiamo che l’ACTA andrà avanti senza l’UE, e sarà una perdita non da poco per i 27 Stati membri».

Tutto il rammarico per l’occasione perduta è espresso anche dalla Business Software Alliance per voce di Thomas Boué, Director Government Affairs per l’area EMEA:

la violazione dei diritti di proprietà intellettuale rappresenta un problema enorme in Europa e esiste una necessità evidente di promuovere norme internazionali e migliori procedure per far rispettare i diritti della PI. ACTA servirebbe come un importante passo in avanti nell’elevare gli standard globali per la protezione dei diritti della PI. È un vero peccato che il trattato si sia impantanato in questioni inter-istituzionali e che questo tipo di considerazioni abbia alla fine pregiudicato l’intero processo.

Ai commenti internazionali si aggiunge quello nostrano della Federazione Industria Musicale Italiana (FIMI-Confindustria), a firma del Presidente Enzo Mazza: «Il paradosso del voto su Acta è che tutte le previsioni normative incluse nell’accordo bocciato oggi, sono già state recepite dall’ordinamento italiano nel 2006, con il decreto di attuazione della direttiva 2004/48/CE in materia di tutela dei diritti di proprietà intellettuale (c.d. “Direttiva Enforcement”). È la dimostrazione dell’isteria collettiva di una politica che corre dietro alle istanze populistiche del web, senza ricordarsi nemmeno di ciò che ha votato qualche anno fa e che i giudici applicano quotidianamente». Il che fa il paio con quanto asserito nei mesi scorsi anche da Neelie Kroes, vice presidente della Commissione Europea, secondo la quale l’approvazione dell’ACTA non avrebbe comportato alcun cambiamento nelle normative comunitarie.

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