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Musica digitale, l’Europa spinge per il mercato unico

Europa decisa: bisogna rendere unico il mercato della musica digitale, solo così si avranno vantaggi per tutti.

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La musica digitale è un’opportunità troppo importante per lasciarsela scappare: ne è perfettamente consapevole l’Unione Europea, che sta cercando modi per regolamentare un mercato che, rispetto agli Stati Uniti, non è ancora correttamente regolarizzato e per questa ragione è costretto ad affrontare ostacoli che non gli permettono di crescere come potenzialmente potrebbe fare.

A spingere la manovra è in particolare Michel Barnier, Commissario del mercato interno, il quale ha recentemente proposto un disegno di legge volto a regolarizzare le metodologie sfruttate dalle agenzie che raccolgono royalties a favore dei detentori dei diritti d’autore. In una nota diffusa dalla Commissione Europea, si spiega:

«Le autorità che gestiscono le royalties hanno bisogno di modernizzare le loro operazioni per far fronte alle sfide di una rapida evoluzione dell’economia digitale. Uno dei problemi di fondo è l’insufficiente trasparenza e controllo nel modo in cui vengono gestiti i diritti d’autore».

Michel Barnier sottoscrive aggiungendo che l’Europa ha bisogno di un mercato digitale singolo che porti vantaggi a tutti: creatori, consumatori e fornitori di servizi. Migliorare la possibilità per i servizi come iTunes, Spotify e Xbox Music di gestire contenuti particolari tramite riferimenti chiari da parte di organismi in grado di dare risposte efficienti sulle norme del mercato europeo, avrà infatti effetti positivi su tutto il settore della musica digitale, e la lotta alla pirateria sarà ancora più potente ed efficace.

Un mercato, quello futuro del vecchio continente, in cui i contenuti musicali digitali potranno essere distribuiti liberamente e senza ostacoli potrebbe permettere finalmente anche all’Europa di avvicinarsi ai livelli degli Stati Uniti, dove oggi il fatturato totale dell’industria discografica è rappresentato per il 49% dal ramo digitale. Solo il 19% invece per le case europee.

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