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Reuters, attacco al sito e all’account Twitter

L'agenzia di stampa Reuters è finita sotto attacco: la piattaforma di blogging e l'account Twitter sono stati bucati.

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Problemi di sicurezza per Reuters, nota agenzia di stampa internazionale: nelle scorse ore, infatti, l’account Twitter dell’agenzia dedicato alle news legate al mondo tecnologico è stato bucato da un non meglio identificato gruppo di aggressori, i quali hanno pubblicato una serie di cinguettii riguardanti la Siria. Nella giornata di venerdì, poi, un attacco era riuscito a mettere in ginocchio la piattaforma di blogging dell’azienda, attribuendo ad alcuni dei suoi giornalisti alcuni articoli in realtà mai scritti dagli stessi.

La compagnia ha confermato entrambe le aggressioni, sottolineando come al momento sia all’opera per comprendere il modus operandi che ha consentito agli aggressori di accedere sia alla piattaforma che all’account Twitter, temporaneamente sospeso dai gestori del servizio di microblogging per chiari motivi di sicurezza. In tutti e due i casi, il tema principale dei contenuti pubblicati sono stati la Siria e la sua libertà, a dimostrazione di una possibile matrice politica alla base dell’intera operazione.

L’attacco nei confronti di Reuters, d’altro canto, non rappresenta il primo esempio di aggressioni volte a portare a galla problematiche presenti nei paesi del Medio Oriente, con la Siria particolarmente attiva da questo punto di vista: dal gennaio del 2011 nel paese è infatti in corso una guerra civile che non vede soluzione di continuità ed il dito è stato più volte puntato verso i paesi occidentali, come dimostrano i riferimenti all’amministrazione Obama nei messaggi pubblicati dopo l’aggressione.

Al momento, però, nessuna coalizione ha rivendicato la paternità delle aggressioni, le quali hanno costretto l’agenzia di stampa a correre rapidamente ai ripari per far sì che non vi siano nuove repliche. Maggiori informazioni potrebbero essere quindi disponibili nelle prossime ore, quando le indagini oppure un messaggio da parte degli autori degli attacchi potrebbero fornire quanto meno un nome.

Fonte: The Register • Via: ZDNet • Notizie su: