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Social network: niente nickname, solo nomi reali

Molto presto gli utenti dei social network non potranno più usare un nickname per pubblicare post e commenti.

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Molto presto sui social network non sarà più possibile usare un nickname. Chi vorrà continuare ad utilizzare Facebook e Google+ sarà obbligato ad inserire il proprio vero nome, altrimenti il profilo verrà cancellato. La crociata contro l’anonimato è già iniziata negli Stati Uniti, ma nei prossimi mesi sarà estesa ad altri paesi, tra cui l’Italia. Lo scopo è ridurre il numero di commenti e post offensivi pubblicati sulle varie piattaforme.

La battaglia contro i nickname è stata avviata da Google alla fine di luglio. Gli utenti che desiderano pubblicare un commento ai video di YouTube (per adesso solo nella versione USA), dovranno identificarsi con il nome e cognome usati per l’account Google+. Il social network di Mountain View aveva già in passato eliminato diversi profili legati a pseudonimi o nomi di fantasia non riconducibili ad una persona reale.

La stessa strada verrà seguita anche da Facebook, come ha confermato Randi Zuckerberg, sorella di Mark e direttrice marketing della società:

Credo che l’anonimato su Internet debba sparire. Le persone si comportano decisamente meglio quando in gioco ci sono le loro identità reali. La gente si nasconde dietro l’anonimato, convinta di poter dire di tutto come a porte chiuse.

Per capire se un profilo è reale o fittizio, Facebook mostrerà all’utente una schermata attraverso la quale si dovranno inviare alcuni dati su altre persone iscritte al social network. Anche se lo scopo è quello di limitare commenti offensivi e ostacolare l’operato dei cosiddetti troll, molti pensano che l’obbligo del nome e cognome sia solo un modo per “catalogare” meglio le abitudini di navigazione degli utenti.

Questa decisione ha ovviamente innescato la protesta di un gruppo ristretto di persone che combatte a favore del diritto all’anonimato. Non tutti infatti possono esprimere le proprie opinioni usando la vera identità. Si pensi, ad esempio, ai cittadini di paesi che limitano la libertà di parola, oppure alle vittime di bullismo e stalking nella vita reale.

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