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Google sfida la pirateria, ma con criterio

YouTube sarà in zona franca rispetto al nuovo algoritmo Google anti-pirateria. Al riparo anche Facebook, Twitter, Tumblr ed altri grandi nomi.

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Coloro i quali hanno suggerito la possibilità per cui Google possa aver messo in piedi sul motore un sistema anti-pirateria destinato a salvare ed avvantaggiare YouTube, vedono smontata la propria tesi. Ma prima di parlare di favoritismi e di conflitto di interessi, occorre valutare la situazione in senso più generale, poiché il quadro sembra più complesso. E YouTube non sarà l’unico nome altisonante messo comunque al riparo da possibili penalizzazioni sul ranking.

Nuovi dettagli emergono infatti da un approfondimento curato da Danny Sullivan in merito all’annuncio di Google relativo al nuovo algoritmo che dovrebbe entrare all’opera fin dalle prossime ore. Google, anzitutto, smonta il teorema secondo il quale YouTube sarebbe favorito da un differente sistema di notifica delle infrazioni di copyright: il team di Mountain View spiega infatti che i due sistemi alternativi e paralleli di segnalazione delle infrazioni saranno combinati assieme, mettendo tutto nello stesso calderone ed evitando a YouTube un trattamento di favore. Google si rifiuta al tempo stesso di notificare quante richieste di rimozione di contenuto siano giunte negli anni contro la propria repository video, limitandosi a dire che sono molte più delle 650 portate avanti tramite la canonica richiesta di rimozione da motore di ricerca.

Penalizzazione e salvaguardia

Ma Google estende ulteriormente la propria analisi spiegando che alcuni grandi siti non dovranno temere alcunché dal nuovo algoritmo: così come YouTube, anche Facebook, Twitter, Tumblr ed altri ancora potranno agire in uno stato di salvaguardia dettato dal fatto che il numero delle richieste legittime di rimozione non sono l’unico elemento di valutazione utilizzato. Google non spiega quali possano essere gli ingredienti in grado di salvaguardare tali siti, ma è lecito immaginare che reputazione, numero di condivisione, dimensione del sito e proporzione tra contenuti leciti e contenuti illeciti possano essere variabili tenute in considerazione.

Per meglio capire il nuovo equilibrio generato sarebbe interessante capire se Pinterest, nome relativamente piccolo ma già nel mirino dei detentori del copyright, possa essere messo alla berlina o meno (ed a tal proposito occorrerà attendere le prime misurazioni oggettive che SEO di tutto il mondo produrranno fin dai prossimi giorni).

La sensazione è quella per cui un algoritmo di questo tipo non faccia altro che colpire i siti che più di ogni altro fungono da catalizzatori della pirateria online. Siti che mettono a disposizione servizi di garanzia del copyright, che godono di alta reputazione o che rimangono intaccati in modo minimo, non dovrebbero subire alcuna penalizzazione tangibile. La forma è salva, dunque, e l’algoritmo sembra poter essere meritevole di plauso per le conseguenze che andrà ad apportare. Rimane il dubbio su quali possano essere gli ingredienti di salvaguardia dei siti più in vista, qualcosa per cui Google intende al momento mantenere stretto riserbo per evitare di offrire ai pirati possibili salvacondotto da sfruttare strumentalmente per sfuggire alla morsa del ranking.

Fonte: Search Engine Land • Notizie su: