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Tim Berners-Lee: Internet non si può spegnere

Tim Berners-Lee: non esiste un interruttore per spegnere Internet e nessun governo può trasformare la rete in un sistema centralizzato.

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Tim Berners-Lee, inventore nel 1990 del World Wide Web, ha lanciato un chiaro messaggio verso quelle nazioni che cercano in tutti i modi di controllare la Rete e limitare la sua funzione democratica. Internet non ha un interruttore e non può essere spenta, in quanto possiede una struttura decentralizzata. Trasformarla in un rete centralizzata richiederebbe infatti il coordinamento tra i governi, una eventualità che dovrebbe in ogni caso essere ostacolata.

Tim Berners-Lee ha espresso il suo pensiero nel corso della presentazione della Global League Table, che mostra quali paesi utilizzano il web nel migliore dei modi. Le sue parole fanno riferimento ai numerosi tentativi di impedire l’uso di Internet per bloccare ogni protesta contro i regimi dittatoriali:

Internet è stata progettata come un sistema decentralizzato. Dato che i paesi sono connessi agli altri in molti modi, non c’è nessun interruttore, non esiste un luogo centrale dove si può spegnere. Per disattivare l’intera rete o per bloccarla, i paesi e i governi devono accordarsi per trasformarla in un sistema centralizzato. E se ciò dovesse accadere, è molto importante che chiunque combatta contro questa decisione.

L’eventualità che una nazione possa controllare le attività compiute in Rete dalle persone rappresenterebbe, secondo Tim Berners-Lee, la “distruzione dei diritti umani“. Dello stesso parere è Jimmy Wales, fondatore di Wikipedia, che ha più volte espresso la sua preoccupazione relativamente ai tentativi di mettere il controllo di Internet nelle mani dei governi.

La Global League Table viene aggiornata ogni anno e, utilizzando vari parametri, elenca i paesi in base ai contenuti offerti sul web ai cittadini, alla velocità di connessione, all’impatto sociale, politico ed economico, e al livello di censura. Al primo posto di questa particolare classifica c’è la Svezia, seguita da Stati Uniti e Regno Unito. L’Italia occupa il 23esimo posto su 61 nazioni.

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