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Foxconn, dieci morti nella rivolta di Taiyuan

Dieci morti negli scontri avvenuti presso lo stabilimento Foxconn di Taiyuan, in Cina: la società però smentisce tutto.

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Si aggrava il bilancio degli scontri che nella notte di domenica hanno coinvolto gli operai dell’impianto Foxconn a Taiyuan (sulla costa est della Cina) e il personale addetto alla sicurezza. Nonostante le smentite dei vertici societari, pare siano addirittura dieci le persone che hanno perso la vita nel corso della rivolta. Il numero dei feriti sale invece ufficialmente a 40, anche se gli organi di stampa ritengono che si possa trattare di una stima ottimistica.

L’impianto è lo stesso di cui si era già parlato nei mesi scorsi a causa di un’altro episodio simile, più volte al centro delle polemiche per le condizioni dei lavoratori, gli estenuanti turni di straordinari richiesti e per gli abusi perpetrati dalle guardie. Sarebbe stato proprio quest’ultimo fattore a scatenare gli incidenti nel fine settimana, con 2.000 operai e 5.000 uomini delle forze dell’ordine coinvolti per diverse ore.

Una volta ottenuto il controllo della situazione i responsabili Foxconn avrebbero preteso la consegna di smartphone e altri dispositivi dal personale, per cancellare qualsiasi traccia di quanto accaduto ed evitare così la diffusione di immagini o testimonianze filmate degli scontri. Lo stesso è accaduto con il sito di microblogging Sina Weibo, a cui è stata richiesta l’eliminazione di fotografie e video.

Al momento della rivolta erano presenti sul posto anche quattro rappresentanti Apple, inviati dalla società di Cupertino per migliorare l’efficienza della produzione e del controllo qualità, ma ad oggi non è dato a sapere se qualcuno di loro è rimasto coinvolto in prima persona. Danneggiata anche una delle linee che si occupano di produrre il pannello posteriore di iPhone 5, dunque non sono da escludere ritardi nella consegna delle unità.

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