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I computer quantistici sono più vicini

Assegnato il premio Nobel a due fisici in grado di osservare particelle subatomiche. Le loro ricerche lasciano ben sperare per i computer quantistici.

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Infinitamente piccole, eppure così importanti. Le particelle quantistiche rappresentano ad oggi uno degli oggetti principali di ricerca da parte della comunità scientifica mondiale, come dimostra l’assegnazione del premio Nobel a Serge Haroche e David Windeland, autori di alcune scoperte che aprono nuovi scenari in svariati settori. Tra questi, anche la tecnologia: quanto scoperto dai due fisici, infatti, getta le basi per la produzione dei primi computer quantistici, vera e proprie frontiera del computing di domani.

Lavorando separatamente, Haroche e Windeland sono giunti alla stessa conclusione, ovvero che è possibile osservare una particella senza distruggerla, come invece ipotizzato in passato. L’uomo può dunque dare uno sguardo laddove il proprio occhio non riuscirebbe mai a giungere, sfruttando appositi sistemi di misurazione e rilevamento. E, come spesso accade, non si limiterà a guardare, ma tenterà di controllare tali particelle per sfruttarne a pieno le potenzialità.

Qualora questa nuova sfida dovesse mostrare possibili strade che conducano ad una soluzione (e secondo gli esperti ci sarebbero buone probabilità) si aprirebbero infatti le porte alla produzione dei famigerati computer quantistici, non paragonabili in termini di prestazioni a quelli attualmente in commercio e, con ogni probabilità, anche a quelli in arrivo nei prossimi decenni basati sulle tecnologie attuali. Controllare le particelle subatomiche significherebbe potersi spingere aldilà di quanto possibile ad oggi sia in termini di velocità che di precisione, sfruttando le leggi della meccanica quantistica come strumento utile al miglioramento della tecnologia a disposizione dell’uomo.

Ipotizzato oltre trent’anni fa, il computer quantistico potrebbe quindi divenire realtà, ma non subito: gli esperimenti condotti fino ad oggi ne hanno infatti dimostrata l’ipotetica realizzabilità fisica, benché in ambienti particolarmente ostili e difficili da replicare su larga scala, ed al momento il lavoro da compiere è ancor molto. Un nuovo dispositivo di elaborazione, di diversi ordini di grandezza più veloce del migliore computer ad oggi esistente ed in grado di rispondere a leggi della fisica profondamente differenti da quello che governano quest’ultimo, rappresenterebbe quindi una conquista di assoluta importanza, rendendo l’informatica una disciplina ancora tutta da scoprire sotto tale punto di vista.

Fonte: NobelPrize • Notizie su: