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Ironia, il linguaggio della viralità

L'impresa di Felix Baumgartner ha colpito la fantasia ed ha dato vita ad innumerevoli fotomontaggi: un fenomeno sociale che si fa virale.

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Quando un evento o un personaggio colpiscono fortemente la collettività, l’evento o il personaggio diventano immediatamente un bene comune, un elemento di scambio che lega i discorsi e crea occasioni di contatto e dialogo. Quando un uomo si butta dalla stratosfera forte solo del suo coraggio e del suo paracadute, la sua immagine non può quindi che sottostare alla legge comune che presto porta le sue immagini nel tritacarne della rete, da cui l’impresa ne uscirà smontata, riveduta, corretta.

Ed è ancora una volta l’ironia a farla da padrona. Al centro dell’attenzione, manco a dirlo, Felix Baumgartner.

Un’immagine lo ritrae con di fronte “Super” Mario Balotelli. Un’altra lo vede sostituto da un Roberto Formigoni alle prese con un coraggioso salto nel buio. Altre mettono Felix assieme a cartoni animati o personaggi dello sport. Per ogni immagine una risata, una ricontestualizzazione che sprigiona ironia e che smonta con un pizzico di sarcasmo l’eroe e la sua impresa.

Dietro ad immagini di questo tipo non c’è soltanto un software ed un momento di ilarità, però. Dietro ad un semplice fotomontaggio di Felix Baumgartner c’è infatti la pulsione di una community online che, per sentirsi realmente compatta, ha la necessità di manifestare quotidianamente nuovi fenomeni da far circolare per legare assieme tutte le bolle di cui la rete è costituita. Baumgartner è sì l’eroe dei tanti record (anche delle visualizzazioni online su YouTube), ma presto è diventato anche qualcosa di più: una sorta di luogo comune da adoperare strumentalmente, scollegato dalla sua funzione originale. Una sorta di moneta utile a sostenere l’economia del dialogo. Un nutrimento ossessivo.

Dietro immagini di questo tipo c’è la pulsione di singoli che, per contribuire alla pulsione collettiva, creano e distribuiscono. Molto è cambiato rispetto al passato: la comicità non è più affare per pochi, ma è un molti-a-molti che rende le fonti della risata distribuite. Spesso gli stessi comici “mainstream” ne rimangono vittima, mentre fenomeni come Spinoza (perfetti interpreti della nuova realtà) vengono a galla con successo.

Non c’è personaggio e non c’è evento che non ne rimanga soggiogato: la Rete risucchia a sé ogni fenomeno sociale con la stessa velocità con cui la società stessa ne rimane fagocitata, trasferendo così tutto dalla realtà offline alla realtà online rendendo liquida qualsiasi entità. La decontestualizzazione delle immagini è la meccanica comune per questo genere di fenomeni: basta distogliere un personaggio dal suo contesto e proiettarlo in un contesto diverso per ottenere un immediato effetto significativo da buttare nel ventilatore della condivisione “social”.

L’ironia è dunque finalità che si fa strumento: finalità del singolo, ma strumento della collettività. Si produce una immagine per far sorridere, per donare ai propri amici un valore. Questo valore verrà immediatamente assorbito dalla collettività ed inizierà a circolare assieme a tutto il resto, caricando i server dei social network, cementando nuovi contatti ed animando di “mi piace” profili e pagine.

Sembrano semplici risate, ma sono in realtà molto di più: quando una collettività intera ride di fronte allo stesso soggetto, significa che ha dato vita ad un codice comunicativo unico e condiviso. Guarda, capisce ed interpreta le stesse cose, nello stesso momento, nello stesso modo. Se l’Italia si è unita per molti versi guardando la tv, la Rete sembra invece unirsi di fronte a quel che la volgata definisce “virale”.

 

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