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Sony, nessuna colpa per il crack al PSN

Sony non ha colpe nel caso del crack al PSN: l'azienda infatti non ha mai promesso la perfezione dal punto di vista della sicurezza.

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Il crack del PlayStation Network poteva costare ancora più caro di quanto lo sia stato fino ad oggi per Sony. Durante la scorsa estate, infatti, alcuni utenti si sono riuniti sotto lo stesso tetto per lanciare una class action nei confronti del colosso giapponese, chiedendo risarcimenti per i danni causati dal down della piattaforma. Nelle scorse ore, tuttavia, il giudice Anthony Battaglia si è espresso sul caso in favore di Sony, ritenuta non colpevole per quanto accaduto.

Secondo le autorità, infatti, le accuse mosse da parte degli utenti non sarebbero in alcun modo fondate, in quanto Sony non avrebbe mai promesso un livello di sicurezza perfetto, né tantomeno sarebbe in grado di offrirlo. Il gruppo asiatico, inoltre, nelle policy d’uso dei propri servizi evidenzia chiaramente come i prodotti offerti potrebbero in alcuni casi essere afflitti da problemi di sicurezza e per tale motivo le informazioni fornite dagli utenti potrebbero essere a rischio. Il crack del PSN, quindi, non rappresenta per gli utenti un’arma da impugnare contro Sony per ottenere risarcimenti.

A nulla sono valse quindi le richieste da parte del team di legali assoldati per scagliare l’offensiva contro Sony, così come i riferimenti a servizi esterni per i quali gli utenti hanno versato in anticipo le quote per gli abbonamenti ed ai quali non hanno avuto accesso per oltre un mese. Le condizioni d’uso del PSN, da tale punto di vista, proteggono infatti l’azienda giapponese: quest’ultima, infatti, non avrebbe «alcun obbligo di fornire servizi senza interruzioni sia per quanto concerne il PSN che prodotti di terze parti».

Per il momento, quindi, Sony sembrerebbe essere in una botta di ferro che le garantirebbe massima protezione anche nel caso in cui dovessero giungere nuove accuse. La class action respinta nelle scorse ore, tuttavia, potrebbe riproporsi nei prossimi mesi in altre vesti, potendo l’accusa modificare le richieste e sottomettere nuovamente la denuncia ai giudici.

Fonte: ArsTechnica • Immagine: wlodi • Notizie su: