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UE, avviso di garanzia alla Microsoft

La Commissione Europea ha notificato a Microsoft le indagini relative all'assenza del Choice Screen su Windows 7 SP1.

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L’arrivo di Internet Explorer 10 cambierà molto nel rapporto tra il gruppo ed il proprio browser, ma la versione 9 potrebbe essere accompagnata da una nuova investigazione ed una nuova onerosa sanzione da parte della Commissione Europea. Dagli uffici di Bruxelles giunge infatti a Redmond uno “Statement of Objection”, ossia una sorta di avviso di garanzia relativo alle indagini in svolgimento sul browser del gruppo e sulla mancata osservanza delle disposizioni provenienti dall’UE.

La premessa

Tutto è relativo al cosiddetto Choice Screen, la schermata che l’Unione Europea ha imposto alla Microsoft per far sì che gli utenti abbiano la possibilità di scegliere il proprio browser preferito senza dover giocoforza utilizzare Internet Explorer una volta acquistato il sistema operativo (ossia trovandoselo nella maggior parte dei casi già disponibile sul desktop del PC appena acquistato).

Il Choice Screen era stato imposto a seguito della sentenza del 2009 in cui veniva ravvisata la violazione delle norme antitrust: a seguito di una lunga concertazione che aveva coinvolti gli altri produttori di browser (tra i quali Mozilla e Google), la finestra del Choice Screen era parsa la soluzione più opportuna e Microsoft si era vista costretta a proporla agli utenti a partire dal mese di marzo del 2010.

Choice Screen

Porzione di Choice Screen

L’iniziativa della commissione antitrust europea era legata al fatto che Microsoft si sarebbe avvalsa del monopolio sul mondo desktop per occupare il mercato dei browser, il tutto imponendo un effetto traino che negava ai concorrenti di IE la possibilità di accedere al mercato senza una impossibile barriera all’ingresso.

La violazione contestata

A partire dal febbraio 2011 Microsoft ha iniziato a diramare il proprio Service Pack 1 di Windows 7, pacchetto che però, stando alle indicazioni della Commissione Europea sottoscritte anche dallo stesso gruppo di Redmond, è entrato in conflitto con il Choice Screen: la finestra di scelta è scomparsa dalle opzioni degli utenti e non è così più stata proposta come invece da indicazioni della Commissione.

Il problema è durato fino al mese di luglio dell’anno corrente, quando Microsoft ha fatto ammenda di quello che ha definito come un errore tecnico ed è corsa ai ripari con un aggiornamento. In tutto trattasi di poco più di un anno in stato di violazione per cui non valgono le scuse postume dell’azienda: l’UE ha immediatamente fatto capire le proprie intenzioni e Microsoft si è immediatamente dimostrata collaborativa ammettendo l’errore e mettendosi a disposizione per prolungare la finestra di tempo entro cui il Choice Screen era una opzione obbligata.

Le procedure non dovrebbero andare per le lunghe poiché tra le parti sembra esserci sufficiente allineamento: Microsoft è collaborativa e l’UE non ha finora trovato ostacoli sul proprio percorso di indagine.

Cosa sta per succedere

Quel che la Commissione intende approfondire è la natura del problema che ha portato alla scomparsa del Choice Screen: la differenza tra errore e dolo potrebbe infatti essere decisiva per stabilire l’ammontare e la natura della sazione.

In linea teorica l’UE potrebbe infliggere a Microsoft una sanzione pari fino al 10% degli introiti annui del gruppo (teoricamente, quindi, fino a 7 miliardi di dollari). Sebbene fin da subito le autorità europee abbiano voluto mostrare il pugno duro al gruppo minacciando una azione esemplare per colpire l’inosservanza alla sentenza antecedente, vari elementi potrebbero addolcire la pillola e renderla meno indolore: misure tecniche sul Choice Screen potrebbero prolungarne la durata, mentre la sanzione potrebbe essere commisurata sul numero degli utenti effettivamente coinvolti nell’acquisto di device con il SP1 di Windows 7.

In questa fase l’UE ha notificato le proprie osservazioni e le parti in causa hanno il diritto di rispondere e prendere posizione spiegando quanto accaduto e portando all’attenzione della Commissione le proprie argomentazioni. Si partirà di qui per giungere ad una sentenza che chiuderà del tutto l’era del vecchio Internet Explorer: IE10 vuol nascere senza peccato originale.

Gli effetti del Choice Screen

Osservando i dati relativi ai 3 browser maggiormente diffusi sul mercato è oggettivamente complesso capire quanto il Choice Screen abbia effettivamente inciso sulle sorti del mercato. La caduta di IE, infatti, inizia molto prima dell’introduzione della misura imposta dalla Commissione Europea ed a seguito sia del Choice Screen che della sua scomparsa non si ravvedono particolari variazioni nell’andamento sia della quota di IE che di quella di rivali quali Firefox o Chrome.

Quello che segue è il dato ricavato dalle analisi StatCounter:

Guerra dei browser - Dati dal 2009 al 2012

Guerra dei browser – Dati dal 2009 al 2012 (immagine: StatCounter).

Come si può osservare nell’immagine, la fascia rossa è il periodo della violazione (febbraio 2011 – luglio 2012) che si inserisce tra le due parentesi di regolare Choice Screen (marzo 2010 – febbraio 2011 e luglio 2012 fino ad oggi). La caduta di Internet Explorer appare sì accelerata dall’introduzione del Choice Screen, ma non sembra rallentata in modo incisivo dalla sua rimozione: la fluttuazione è più continua, apparentemente indipendente dal fattore specifico. Al tempo stesso Chrome sembra crescere con estrema costanza in tutto il periodo preso in esame, mentre Firefox risulta più schiacciato dai due contendenti che non limitato da fattori terzi.

Nello specifico, durante il periodo antecedente alla rimozione del Choice Screen i tre browser hanno sperimentato il seguente andamento:

Browser Marzo 2010 Febbraio 2011 Luglio 2012 Diff/mese
con
Choice Screen
Diff/mese
senza
Choice Screen
Internet Explorer  49,13%  36,44%  27,71%  -1,15% al mese  -0,51% al mese
Mozilla Firefox  38,54%  37,56%  29,84%  -0,09% al mese  -0,45% al mese
Google Chrome  1,73%  16,28%  30,69%  +1,32% al mese  +0,85% al mese

I dati vanno presi come mero rilievo statistico, peraltro con molti contorni opinabili, ma in questa fase sono la misurazione più fedele della realtà del settore. Ed vanno pertanto interpretati per quello che valgono, con la consapevolezza del fatto che sono molte le variabili ad incidere tanto sulla realtà del mercato, quanto sui rilievi statistico corrispondenti.

Il periodo relativo alla violazione del Choice Screen, in ogni caso, ha visto per Internet Explorer un ritmo di caduta rallentato rispetto ai primi mesi di immissione della misura imposta dall’UE, ma il tutto sembra essere sommariamente allineato ai mesi successivi alla reintromissione. Nessun “balzo” è stato registrato in prossimità dell’introduzione/rimozione della finestra ed il rallentamento “appare” pertanto naturale, frutto di un riequilibrio del settore, e l’incidenza del Choice Screen andrebbe pertanto valutata con parametri analitici differenti dalla sola presenza sul mercato dei vari browser.

Cosa che, con ogni probabilità, andrà a fare la Commissione Europea durante la propria disamina. E cosa che, con ogni probabilità, proporrà la stessa Microsoft per cesellare il danno depurando i dati da fattori esterni per pesare il Choice Screen al netto di tutto quel che è successo nel frattempo nel settore.

Fonte: Commissione Europea • Immagine: Rock Cohen • Notizie su: