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Google Play, le applicazioni Apple sono dei falsi

GarageBand, iPhoto, iMovie, Keynote, Numbers e Pages sono le applicazioni firmate Apple spuntate nel fine settimana su Google Play per dispositivi Android: tutte false.

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iLife e iWork sono due suite di applicazioni sviluppate da Apple, la prima dedicata alla gestione dei contenuti multimediali e la seconda per la produttività. I software, destinati ai dispositivi della mela morsicata, sono stati avvistati nei giorni scorsi anche in versione Android sulle pagine dello store Google Play. Peccato fossero solamente dei falsi sfuggiti ai controlli di bigG.

GarageBand, iPhoto, iMovie, Keynote, Numbers e Pages, queste le sei app comparse nel negozio virtuale di bigG a firma Apple Inc., rimosse poco dopo essere state scoperte a causa del clamore suscitato in Rete. Come visibile dall’immagine di apertura, per il download era richiesto un esborso economico tutt’altro che trascurabile. Non è chiaro se si tratta di applicazioni contenente codice maligno, oppure se l’intenzione dello sviluppatore, fingendosi la società di Cupertino, fosse esclusivamente quello di guadagnare dagli acquisti portati a termine dai malcapitati utenti.

Più volte si è puntato il dito contro il sistema di approvazione dei software distribuiti su Google Play, da molti ritenuto di manica troppo larga a causa di controlli non all’altezza. Quanto accaduto nel fine settimana con queste false applicazioni Apple sembra dimostrarlo, nonostante l’impegno di bigG per rendere il proprio store virtuale sempre più sicuro per utenti e sviluppatori.

La breve permanenza online del software testimonia comunque una continua attenzione rivolta dal team di Google alla piattaforma, che necessita però di fare altri passi in avanti. Un ambito sul quale il gruppo di Mountain View dovrà senz’altro lavorare è quello riguardante la lotta ai malware: Android, complice la sempre più capillare diffusione di smartphone e tablet, è diventato di recente il bersaglio preferito per i malintenzionati, che approfittano di una base d’utenti smisurata al fine di diffondere app contenenti codice maligno.

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