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Windows 8, ritorna il pulsante Start?

Se le vendite di Windows 8 saranno inferiori al previsto, Microsoft potrebbe ripristinare il pulsante Start mediante un Service Pack.

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Steven Sinofsky, principale sostenitore della nuova interfaccia di Windows 8, non lavora più per Microsoft. Sono iniziate dunque a circolare diverse indiscrezioni sul possibile ripristino del pulsante Start e del corrispondente menu, molto apprezzato dagli utenti di Windows 7, nonostante l’ex presidente della divisione abbia sostenuto in passato che le sue funzionalità sono state soppiantate dalla barra delle applicazioni. Non è un caso, infatti, che l’utility Start8 di Stardock (visibile nell’immagine) sia stata già acquistata da migliaia di persone.

La settimana scorsa, circa 15 giorni dopo il lancio di Windows 8 e del primo Surface con Windows RT, Microsoft ha annunciato le dimissioni di Steven Sinofsky, considerato il padre del nuovo sistema operativo. Sinofsky infatti è stato l’artefice del cambiamento che ha portato su W8 una doppia interfaccia utente, il classico desktop e la nuova Modern UI ottimizzata per il touch. Sinofsky ha convinto Ballmer ad abbandonare il vecchio pulsante Start per offrire agli utenti PC lo stesso “look and feel” dei tablet Surface e dei terminali Windows Phone 8.

Windows 8 ha venduto quattro milioni di copie in quattro giorni, un dato comunicato dal CEO di Microsoft che faceva ben sperare sul successo della piattaforma. In realtà, le vendite sono inferiori al previsto e uno degli indiziati è proprio il nuovo Start screen. Gli utenti non sembrano a loro agio con la Charms bar da cui si accede alla funzione di ricerca delle applicazioni. Milioni di persone cercano quindi il modo di ripristinare il pulsante Start nell’interfaccia desktop.

Secondo gli analisti e gli esperti del settore, ci sono buone possibilità che Ballmer e il team Windows decidano di riportare in vita il menu Start, nel caso in cui Windows 8 non ottenga il successo sperato. Ciò dovrebbe avvenire mediante un futuro Service Pack, un’eventualità che verrebbe accolta positivamente anche dalle aziende. Sono poche infatti quelle che hanno pianificato un upgrade (circa il 27%), a causa dei costi elevati necessari per la formazione dei propri dipendenti.

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