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ARAM, le memorie volatili del futuro

Dalla Spagna giungono nuovi risultati nello studio delle memorie RAM di domani, le quali saranno sempre più piccole, capienti e dai bassi consumi

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Dalla loro prima realizzazione ad oggi, le memorie RAM hanno compiuto importanti passi in avanti da ogni punto di vista: sono divenute sempre più piccole, hanno incrementato la propria capacità e contemporaneamente sono diventate più veloci. Un ulteriore passo in avanti potrebbe essere compiuto in futuro grazie ad una scoperta ad opera di alcuni ricercatori spagnoli dell’Università di Granada, ove alcuni esperimenti hanno confermato le ipotesi relative ad una nuova tecnologia denominata Advanced Random Access Memory.

Le ARAM si differenziano rispetto alle attuali soluzioni a disposizione sul mercato principalmente per le dimensioni: rispetto alle DRAM largamente utilizzate nei principali dispositivi elettronici, infatti, risultano essere sensibilmente più piccole, consentendo a parità di dimensioni di incrementare notevolmente la capacità di archiviazione. Ma non solo: la riduzione delle dimensioni si affianca ad un drastico calo nei consumi energetici, permettendo così di realizzare memorie volatili in grado di ridurre al minimo l’impatto sull’autonomia dei dispositivi.

I fondamenti teorici di tale tecnologia risalgono al 2009, ma soltanto nelle scorse settimane è stato possibile effettuare alcuni esperimenti che ne hanno confermato concretamente i risultati. Inoltre i ricercatori spagnoli stanno studiando soluzioni alternative denominate A2RAM, le quali per certi versi prendono spunto dalle idee lanciate da Intel con la linea di processori Ivy Bridge: il concetto di base è l’utilizzo della terza dimensione, adottando transistor 3D non solo per le CPU, ma anche per le memorie.

Il mondo dell’elettronica, insomma, continua a muoversi nella direzione del microscopico, puntando alla riduzione delle dimensioni dei singoli componenti per ottenere dispositivi sempre più capienti e in grado di fornire un’autonomia energetica maggiore. Quella condotta nell’Università di Granada non è infatti l’unica ricerca in tal senso, ma può rappresentare un importante punto di partenza per lo storage di domani.

Fonte: PhysOrg • Immagine: ChrisSinjo • Notizie su: