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PC a fotoni, l’alternativa ai computer quantistici

I computer a bosoni potrebbero rappresentare una soluzione intermedia tra quelli attuali e quelli quantistici, permettendo di risolvere nuovi problemi.

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La fisica quantistica rappresenta una delle più importanti speranze per il futuro dell’elaborazione. La prima dimostrazione è giunta con le prime prove concrete della possibilità di costruire computer quantistici, teorizzati da diversi decenni ma ancora lontani dal vedere la luce. La seconda è giunta invece nelle scorse settimane grazie a due team di ricercatori che, indipendentemente l’uno dall’altro, hanno teorizzato e realizzati i primi prototipi di una nuova tipologia di computer del futuro, basati sull’utilizzo dei bosoni.

Se i computer classici fanno uso di transistor per immagazzinare informazioni, associando allo stato degli stessi (acceso o spento) un segnale (alto o basso, equivalenti a 1 e 0 in logica binaria), i computer quantistici invece prevedono la possibilità di utilizzare i qubits, dei bit “quantistici” in grado di essere contemporaneamente accesi e spenti, con importanti benefici in termini di potenza di calcolo. Quanto studiato negli ultimi mesi, invece, si colloca a cavallo tra le due soluzioni, sfruttando i fotoni, particolari tipi di bosoni, per immagazzinare informazioni ed elaborare dati.

I computer a bosoni sono quindi a metà strada tra quelli classici e quelli quantistici non solo per l’utilizzo dei fotoni, ma anche in termini di potenzialità: la loro capacità di calcolo, benché sensibilmente superiore a quanto ipotizzabile con le tecnologie attualmente in commercio, risulta essere infatti decisamente inferiore rispetto a quanto offerto, quanto meno sulla carta, dai computer quantistici. A differenza di questi ultimi, però, sembrano essere notevolmente più semplici da costruire, rappresentando di fatto una soluzione più verosimile.

I computer a fotoni, insomma, possono rappresentare un ponte tra l’elaborazione di oggi e quella di domani, permettendo di risolvere problemi attualmente non risolvibili attraverso l’utilizzo di tecnologie “classiche”. Trattasi quindi di un importante passo in avanti, seppur per il momento principalmente dal punto di vista teorico, nella direzione di una nuova categoria di dispositivi, sensibilmente più potenti di quelli attuali ed in grado di spianare la strada verso il futuro.

Fonte: NBCNews • Notizie su: