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Amazon allunga le mani sul termine “app store”

Amazon sta vincendo il braccio di ferro con Apple per lo sfruttamento del nome "app store".

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L’udienza preliminare aveva dato ragione ad Amazon, la sentenza di primo grado ha confermato: “App Store” è un nome comune di cosa e non un nome proprio, o almeno questa è l’interpretazione che va data al brand che identifica secondo Apple il marketplace per applicazioni del team di Cupertino.

La faccenda è nota da tempo: Apple vuole che “App Store” sia considerato un nome proprio, tutelato e non utilizzabile da alcuno. Il marchio, anzi, è stato addirittura registrato per far sì che il riconoscimento del trademark renda definitivamente protetta la proprietà del nome. Amazon, al contrario, intende portare avanti il proprio “Appstore” senza rispettare le indicazioni Apple e pretendendo anzi dalla legge che il nome possa essere considerato come un termine generico, non tutelabile e perfettamente utilizzabile da chiunque senza limitazione alcuna. Microsoft sta notoriamente dalla parte di Amazon (ed a suo tempo ebbe a ricordare come lo stesso Steve Jobs definisse “app store” il marketplace Android), ma è il gruppo di Bezos ad aver portato a termine la propria battaglia con maggior intensità.

Amazon, alla fine, sembra averla spuntata. In attesa delle prossime sentenze attese per il mese di agosto, Apple vede così disconosciuto il valore del nome del proprio marketplace. La sentenza del giudice Phyllis Hamilton vede quindi decadere l’accusa di Cupertino, secondo cui Amazon avrebbe utilizzato il termine “Appstore” in qualità di pubblicità ingannevole in quanto terminologia in grado di raccogliere attorno a sé il significato che implica in termini qualitativi per l’utenza Apple. L’Appstore Amazon è invece riservato al mondo Android, ponendosi in piena competizione: una scelta strategica rischiosa, su cui Amazon sembra però sempre più vicino ad averla vinta.

 

Fonte: Reuters • Via: CNet • Notizie su: