QR code per la pagina originale

Google, firmato l’accordo con l’antitrust USA

Google firma l'accordo con l'antitrust USA: il gruppo cede qualcosa su brevetti e advertising ma salva di fatto il cuore della Universal Search.

,

La Federal Trade Commission ha comunicato la firma di un fondamentale accordo con Google che dirime tutte le pendenze tra il gruppo di Mountain View e l’antitrust statunitense. Trattasi di un accordo di grandissima importanza che da una parte costringe Google a modificare in parte le proprie pratiche di business, ma dall’altra non ravvede colpe tali da portare ad una sanzione: Google esce immacolata da indagini estremamente approfondite e concorda comunque con la FTC una importante deviazione nel modo di operare su tre campi fondamentali.

Le parole della FTC esprimono con estrema chiarezza il quadro generale con cui si esce dalle indagini:

Le prove che la FTC ha scoperto a seguito delle proprie approfondite investigazioni ci hanno portato a richiedere significativi cambiamenti nelle pratiche di business di Google. Tuttavia, in merito alle specifiche accuse circa le pratiche anticompetitive nei risultati delle ricerche, le prove raccolte non giustificano azioni legali da parte della commissione.

Le parole, accreditate al consulente esterno della FTC Beth Wilkinson, tracciano la linea rossa su cui è stata costruita la decisione di giungere ad un accordo invece di procedere con azioni più radicali:

Indubbiamente Google ha portato avanti azioni aggressive per guadagnare vantaggio sui rivali nella ricerca. Tuttavia, la mission della FTC è quella di proteggere la competizione e non singoli competitor. Le prove non dimostrano che le azioni di Google in questo settore abbiano ridotto la competizione in violazione delle normative USA.

Questi gli ambiti specifici su cui le indagini dell’antitrust hanno tentato di sviscerare il rapporto di Google con il mercato:

  • Brevetti
  • Advertising e ricerca verticale
  • Ricerca online

Brevetti

La FTC ha analizzato il modo in cui Google ha gestito le licenze relative ai brevetti acquisiti nell’affare Motorola: trattasi di migliaia di brevetti di grandissima importanza per il comparto mobile, alcuni dei quali essenziali per l’asservimento agli standard del settore. Questi ultimi brevetti dovrebbero essere licenziati sulla base di termini FRAND ed improntati quindi su parametri di equità in termini di prezzo: siccome Google ha invece imposto prezzi aggressivi su tali brevetti, il gruppo accetta ora di non portare avanti medesimo comportamento e di rinunciare ad azioni legali nei confronti di coloro i quali hanno utilizzato particolari tecnologie standard sulle quali il gruppo aveva imposto licenze al di fuori dei canoni previsti dalla normativa. Così facendo non solo si aumenta la competizione, ma si consente altresì di liberare capitale da investire in innovazione e si evita che i costi dei brevetti vengano infine fatti ricadere tutti sull’utenza finale.

Per Google trattasi di una dichiarazione di intenti per risolvere la questione: prima di procedere con qualsivoglia causa, il gruppo dovrà rivolgersi ad una terza parte indipendente che dovrà vagliare le richieste da ambo le parti per stabilire quale sia il limite di equità che le licenze FRAND impongono sui brevetti essenziali per gli standard.

Advertising e ricerca verticale

Un solo accordo per dirimere due problematiche: le campagne promozionali su Google e lo sfruttamento dei contenuti altrui all’interno di servizi di ricerca verticale sul motore di ricerca.

La prima parte dell’accordo prevede che Google renda più semplice la gestione delle informazioni relative alle campagne AdWords, così che gli investitori possano più liberamente organizzare le proprie campagne tanto su Google quanto su canali alternativi (leggasi ad esempio Microsoft Advertising). Ad oggi le modalità con cui Google gestiva tali informazioni erano tali da scoraggiare la perdita di tempo relativa al trasferimento di una campagna su altri canali paralleli, legando di fatto gli investitori al servizio di Mountain View: particolari interventi tecnici ridurranno l’ostruzionismo praticato offrendo maggior libertà di scelta ai partner (ed offrendo così maggiori opportunità ai canali di advertising in competizione con Google.

La seconda parte dell’accordo prevede che ogni sito Web possa liberamente chiedere di non veder indicizzate particolari informazioni sul motore di ricerca. L’accusa ai danni di Google era quella di sottrarre informazioni preziose (quali ad esempio recensioni o voti sui prodotti) per arricchire i propri canali verticali di ricerca quali Google Local o Google Shopping, ma tutto ciò a danno dei siti indicizzati. Google, infatti, avrebbe agito in modo parassitario, assorbendo informazioni discrete dai contenuti analizzati online riducendo così l’interesse a visitare gli specifici siti indicizzati. D’ora innanzi chiunque potrà agire proattivamente con un volontario opt-out per chiedere la rimozione dai risultati del motore, evitando così che l’occhio indiscreto di Google possa estrapolare informazioni che non si intendono lasciar trapelare tra le SERP.

Ricerca online

La Federal Trade Commission ha ritenuto inopportuno intervenire in merito alle accuse che vedevano Google in posizione di abuso del proprio monopolio sul settore. Secondo la commissione, insomma, la “Universal Search” è da ritenersi come una evoluzione del modo di proporre risultati online e non come un ostacolo alla concorrenza. Senza dubbio è questa la decisione più importante poiché incide pesantemente sul core business del gruppo guidato da Larry Page: salvando la Universal Search, la FTC ha di fatto validato il modo in cui Google propone i propri servizi verticali sottraendo spazio ai servizi concorrenti, pratica che l’accusa vedeva come un chiaro ostacolo (doloso e determinante) all’emergere di soluzioni di ricerca concorrenti.

La parola passa all’UE

La parola passa ora alla Commissione Europea. Notoriamente, infatti, le maglie dell’antitrust del vecchio continente sono più strette ed in passato gruppi come Microsoft sono usciti praticamente indenni dalle indagini USA per poi cadere pesantemente sotto il giudizio delle autorità europee (Mario Monti prima e Neelie Kroes poi hanno portato avanti politiche di controllo che ora tocca a Joaquin Almunia ereditare ed applicare).

Europa e Stati Uniti hanno portato avanti su Google indagini parallele e collaborative. Gli Stati Uniti si sono espressi per primi sul tema, mentre l’UE dovrebbe esprimersi entro le prossime settimane. Due fronti simili, ma due approcci differenti alla materia: Google si presenta al tribunale europeo forte della vittoria statunitense, ma questo potrebbe non bastare. Il chiaro punto di vista espresso dalla FTC è tuttavia un biglietto da visita forte, con il quale la Commissione Europea dovrà confrontarsi nel momento in cui pubblicherà le proprie conclusioni.

Fonte: Federal Trade Commission • Notizie su: ,