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Monti su Twitter: novità o furbizia?

La conferenza via Twitter del senatore ha fatto molto discutere: innovativa, da un certo punto di vista, ma non sono mancate le critiche. Vediamo perché.

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Mario Monti e Twitter. Quasi rispondendo alla denuncia del peso inesistente dei leader italiani sul social network, il senatore a vita sta caratterizzando la sua lista per il Parlamento con un’inedita apertura ai mezzi di comunicazione. Vecchi e nuovi. Molta televisione, ma anche molta Rete. E il Monti Live di sabato, nel quale ha risposto per un’ora ad alcune domande sulla sua ormai famosa agenda, ha scatenato una vera ridda di commenti. Innovazione vera o soltanto presunta?

L’hahstag #MontiLive è ancora trend topic e questo basterebbe a spiegare l’eccezionalità dell’evento. Sul suo account @SenatoreMonti, il presidente del Consiglio uscente ha organizzato una sorta di conference call nella quale – grazie al suo staff – sono state selezionate domande, 16 delle quali hanno ricevuto risposta. E qui sta il primo problema: al contrario dei veri townhall che Barack Obama ha, primo al mondo, organizzato nella precedente campagna elettorale e anche durante il primo mandato (ad esempio, ospite di Facebook, oppure su Reddit), in questo caso il politico italiano non ha risposto a tutti (filtrando le domande, come accade in qualunque chat in diretta con il moderatore, per esempio) bensì ha privilegiato giornalisti e twistar escludendo i cittadini comuni. Il secondo comportamento che è parso contradditorio è di tipo stilistico: l’uso sfrenato di emoticons, che ha scatenato, com’era inevitabile, l’ironia della Rete. È parso fin troppo evidente che il senatore abbia confuso il tweet con un sms, o, peggio ancora, abbia tentato – magari lasciando fare allo staff – di empatizzare con i follower.

Queste due scelte hanno convinto Arianna Ciccone, una delle influencer più importanti della Rete, a muovere una critica senza appello all’iniziativa di Monti, che per quanto interessante è da bocciare:

È stato fatto tutto con una certa furbizia, che però su Twitter non funziona. Gli utenti non sono così facilmente ammaliabili. Non perché utilizzi un linguaggio così vicino alle persone sei necessariamente attraente, anzi è più interessante chi su Twitter sta rispettando il proprio stile, il proprio modo di essere senza forzature.

Di parere assai più comprensivo Riccardo Luna, che invece salva il tentativo considerandolo comunque un passo avanti:

Chi ha ragione? Probabilmente entrambe le posizioni sono valide. I leader politici italiani sono così goffi con questi strumenti che ogni iniziativa è interessante, ma è vero anche che trasformare Twitter in una conferenza stampa in remoto è cosa molto diversa dall’uso che ne fa Obama (e non soltanto lui). Francesco Pira, Sociologo della Comunicazione e docente di comunicazione e relazioni pubbliche Università di Udine, autore di La net comunicazione politica, aveva previsto già un anno fa che questa sarebbe stata la prima campagna elettorale italiana basata sui social network. E ne aveva anche descritto i limiti culturali che si sarebbero notati. Interpellato da Webnews così commenta il MontiLive:

Sono stato sempre convinto che il vero banco di prova per i social network sarebbero state le elezioni per il rinnovo dei due rami del Parlamento. Certo, pensare che il presidente del governo tecnico, il professor Monti, avrebbe spiegato e motivato la sua “salita” in politica su Twitter oggettivamente va oltre ogni immaginazione. La sensazione che continuo ad avere è che la politica italiana stia subendo i social network più che utilizzarli, affrontando i rischi ma cogliendo le potenzialità. E questo a differenza di altri paesi d’Europa e degli Stati Uniti. La presenza su questi nuovi media non si improvvisa e l’idea che possano essere un nuovo strumento di propaganda replicando quanto già fatto con gli strumenti tradizionali di comunicazione non aiuta il contatto tra cittadini-elettori e i leader di movimenti e partiti, i candidati e la politica in genere. Il cittadino utilizza Facebook, Youtube e Twitter per contestare più che per proporre e per questo dilaga l’antipolitica sul web.


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