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Aaron Swartz è morto, suicidio per l’attivista

Confermata dallo zio la triste notizia: il programmatore e attivista Aaron Swartz si è tolto la vita nella notte scorsa, all'età di soli 26 anni.

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In seguito alle prime indiscrezioni trapelate in Rete nelle ore scorse è purtroppo giunta la conferma ufficiale, con un’email inviata dall’avvocato Elliot R. Peters alla redazione di The Tech. Lo zio di Aaron Swartz rende pubblico il suicidio del nipote, che si è tolto la vita nella giornata di ieri a New York. Se ne va così a soli 26 anni una delle figure più note e autorevoli del panorama online d’oltreoceano, co-fondatore di Reddit e del gruppo di attivisti Demand Progress, . Importante anche il suo contributo alla stesura della prima versione delle specifiche RSS.

Nel luglio 2011 Swartz fu arrestato con l’accusa di furto e frode informatica ai danni del MIT (Massachusetts Institute of Technology) e del JSTOR (Journal Storage), per aver scaricato oltre quattro milioni di articoli e saggi con l’intento di distribuirli online. Dopo essere finito in manette, il giovane ha ritrovato la libertà con il pagamento di una cauzione pari a 100.000 dollari. Qualche mese dopo, più precisamente nel settembre 2011, JSTOR ha reso disponibile sul Web in modo del tutto gratuito gran parte degli articoli in questione, non ritirando però le accuse mosse.

In molti si sono interrogati sulla legittimità del procedimento giudiziario e di certo si tornerà a farlo alla luce di quanto accaduto. Per il download del materiale Swartz si è avvalso di un regolare account dell’Università di Harvard di cui faceva parte nel 2010, sfruttando però un metodo non autorizzato dal MIT. Demand Progress ha commentato la vicenda come “un tentativo di mandare qualcuno in prigione per aver consultato troppi libri di una biblioteca”.

I 13 capi d’imputazione del processo, il cui inizio era previsto entro i prossimi due mesi, avrebbero potuto portarlo a scontare oltre 30 anni di carcere e al versamento di una multa pari a quattro milioni di dollari. Va comunque precisato che al momento non ci sono elementi a sufficienza per stabilire se l’estremo gesto di Aaron Swartz sia legato alle questioni giudiziarie.

Update 1
Con una lettera aperta pubblicata online, la famiglia di Aaron Swartz ha legato direttamente il suicidio del ragazzo ai problemi legali che lo coinvolgevano. Nella lettera, si parla esplicitamente di «rifiuto ad accettare l’ingiustizia» come impronta fondamentale di tutta la sua breve vita.

[…] È stato determinante nella sconfitta di una legge per la censura di Internet; ha combattuto per un sistema politico più democratico, aperto e responsabile; ha contribuito alla costruzione di progetti per estendere l’accessibilità alla conoscenza umana. Ha usato le sue prodigiose capacità come programmatore non per arricchire sé stesso, ma per rendere Internet un mondo più giusto, un posto migliore. La sua scrittura profondamente umana ha toccato le menti ed i cuori attraverso le generazioni ed i continenti. Si è guadagnato l’amicizia di migliaia ed il rispetto ed il supporto di milioni di persone.

La morte di Aaron non è soltanto una tragedia personale. È il frutto di un sistema di giustizia criminale pieno di intimidazioni e persecuzioni […]

Update 2
Anche Lawrence Lessig (simbolo del movimento Creative Commons ed alla guida della Electronic Frontier Foundation) ha voluto commentare a caldo la vicenda. Egli stesso sgombra il campo da ogni dubbio sulle questioni di opportunità: è il momento giusto per intervenire sulla questione, mischiando emozioni e conoscenza per portare a tutti testimonianza di quanto accaduto. Lessig è stato infatti il primo legale del ragazzo, posizione poi abbandonata per conflitto di interessi. L’unione tra i due è però proseguita, e lo stesso Lessig interviene oggi per fare il punto. Senza posizioni comode e precostituite che affondano nell’emozione la facilità di un appoggio senza “se” e senza “ma”.

Aaron era un terrorista? O un cracker che cercava di trarre profitto da beni rubati? O era qualcosa di completamente differente?

Secondo Lessig, se le autorità ravvisavano una colpa nel ragazzo avrebbero dovuto procedere così come la giustizia richiede. Tuttavia Lessig è chiaro: quel che ha fatto Aaron Swartz non ha creato danno alcuno, non ha alcun profilo terroristico, non può essere identificato come una frode ed è lontano da qualsivoglia colpa che possa meritare il grado di persecuzione subito. La privazione della libertà ha evidentemente pesato sul ragazzo ed oggi Lawrence Lessig chiede di non drammatizzare il caso singolo, ma di piangere la tragedia umana e di capirne il valore storico.

«Lacrime senza fine»: così Lawrence Lessig chiude il proprio intervento. Le autorità e chi si è negato alle richieste di aiuto del ragazzo saranno ora costrette ad un esame di coscienza che andrà giocoforza oltre le questioni legali da cui, a modo suo e con un gesto estremo che nessuno avrebbe voluto, il ragazzo ha trovato libertà.

Fonte: The Tech • Via: Declan McCullagh su Google+ • Notizie su: