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Amit Singhal: da Star Trek al Knowledge Graph

Uno degli uomini chiave di bigG parla dell'influenza delle tecnologie viste nella serie Star Trek per il perfezionamento del motore di ricerca.

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Nel fine settimana è comparsa sulle pagine del The Guardian una lunga e interessante intervista ad Amit Singhal, 43enne di origini indiane, oggi uno degli uomini chiave del team di Google che si occupa di migliorare e perfezionare continuamente il motore di ricerca. Tanti gli aspetti affrontati con il giornalista Tim Adams, ma un passaggio in particolare merita di essere citato.

Tra le altre cose si parla della sua infanzia passata in un villaggio dell’Uttar Pradesh, regione nel nord dell’India. Dopo aver trascorso i primi otto anni senza alcun contatto con la tecnologia, nel 1977 la sua famiglia ha acquistato un televisore in bianco e nero, con due soli canali: il primo dedicato a programmi per l’agricoltura e il secondo con repliche delle serie TV americane. Tra queste anche Star Trek, che qualche decennio dopo viene  citata da Singhal come una delle fonti di ispirazione per il suo contributo alle ricerche online.

Ho guardato troppo Star Trek, tanto da arrivare a ricordare gli episodi a memoria. Sono certo che questo abbia contribuito notevolmente sul mio modo di pensare. Possibilità come gli spostamenti da una galassia all’altra o il ricevere risposte parlando con un computer sono sempre state nelle mia testa, ma non avrei mai immaginato di poter contribuire a risolvere questi problemi.

Discutere di un sottile legame tra la fantascienza di qualche decennio fa e le tecnologie oggi a disposizione non è certo cosa nuova. Per sistemi come Siri o Google Now si sono ad esempio spese analogie con il computer di bordo HAL 9000 visto in “2001: Odissea nello Spazio”, mentre parlando di ologrammi, realtà aumentata e complessi algoritmi per la previsione degli eventi tornano alla mente pellicole come “Minority Report”. Se per gli spostamenti intergalattici i tempi sembrano non essere ancora maturi, quanto avviene nelle ricerche online e nell’ambito dell’interazione uomo-macchina conferma la lungimiranza di alcuni romanzi e pellicole sci-fi. Anche l’assunzione di Ray Kurzweil da parte di bigG sembra inserirsi alla perfezione in quest’ottica.

Fonte: The Guardian • Notizie su: