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Tykli: il motore da centomila euro

Intervista al founder di Tykli, vincitore del premio ING con la sua startup che ha ideato un particolare motore semantico.

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Hanno dovuto confrontarsi con un sito di e-commerce ideato per gli eventi più importanti della vita e con un social network per risolvere la vita condominiale. Cose molto concrete, subito spendibili. Loro invece portavano in dote un motore semantico con un filtro “intelligente”: un software complicato, tecnologia pura. Eppure hanno vinto. Tykli, startup torinese nata di recente e senza dipendenti, si è aggiudicato il sostanzioso premio di ING, superando tutti e permettendo a questa tecnologia non facile da comprendere di salire all’onore delle cronache. Il cofondatore Lorenzo Verna racconta l’esperienza.

Cominciamo con le presentazioni.

Ciao a tutti i lettori di Webnews. Sono Lorenzo Verna, ho 38 anni e sono laureato in Informatica e cofondatore di Tykli. Insieme con Andrea Giacobino, 30 anni, abbiamo dedicato quasi due anni allo sviluppo del nostro motore di analisi dati.

Tykli spiegato in poche parole …
Tykli è un navigatore che supporta l’utente nella ricerca e nell’esplorazione dei dati, qualunque essi siano: un catalogo di un e-commerce, il database di un azienda o un archivio di articoli di giornale. Questo perché i problemi che come utenti dobbiamo affrontare sono sempre gli stessi. Cosa c’è qui dentro: quello che sto cercando? Come posso trovarlo? Gli strumenti che abbiamo a disposizione sono generalmente limitati e ci obbligano ad andare per tentativi. Ognuno di noi impiega circa l’80% del tempo nella ricerca dati e solo il 20% nella fruizione dell’informazione, con risultati il più delle volte inaccurati. Esperienza frustrante che Tykli cerca di eliminare tramite i suoi suggerimenti.

La giuria ha scelto di premiarvi per il «grande valore innovativo e per la attualità di Tykli», risultando vincente su oltre 500 startup e progetti. Entrando più nello specifico, secondo te cosa ha fatto la differenza?
Gli elementi che a mio avviso possono aver fatto la differenza sono molteplici: l’importanza strategica della tematica affrontata che sta generando una hype di interesse; l’effettivo stato di maturità della nostra tecnologia; i numerosi campi d’applicazione e il potenziale di scalabilità del business che ne deriva. Ma credo sia stato un bel segnale di cambiamento aver creduto in un progetto prettamente tecnologico come Tykli, probabilmente una scelta nient’affatto scontata.

Lorenzo Verna - premiazione Tykli

Lorenzo Verna riceve il premio ING per Tykli (immagine: @e_pagliarini)

La questione dell’analisi e della archiviazione dei dati è intrigante. Fra le startup vincitrici di LeWeb a Parigi c’era in quel caso un’applicazione per rendere più facile l’uso dei database. La ricerca generica sta segnando il passo?
Un articolo dell’Economist del 2010 cita le parole di Kenneth Cukier che spiega come «i dati archiviati sono passati da scarsi a sovrabbondanti: questo porta enormi benefici, ma anche grossi problemi». Uno di questi problemi è la difficoltà sempre maggiore di capire quali informazioni abbiamo davanti. In questo senso il concetto di ricerca ha bisogno di trovare nuovi paradigmi che siano efficaci per gestire la mole di dati con cui interagiamo quotidianamente.

Come vanno ripensati questi paradigmi? Google non basta più?
È necessario un ripensamento circa l’importanza del sorting, in modo che sia più aderente alle nostre vere esigenze. Per dirlo chiaro: per un decennio si è supposto che il search fosse ben risolto, l’esperienza veicolata dai motori di ricerca sul Web, con Google in testa, sembrava la prestazione migliore. Ma il sorting è influenzato da diversi fattori che provengono prevalentemente dalla capacità del motore di ricerca di “conoscere” chi esegue la ricerca, di conoscere il comportamento dei documenti trovati nell’ecosistema del Web e di conoscere anche il comportamento di altri utenti. Tuttavia, questo non si applica agli archivi che ci circondano, quelli che costituiscono la nostra conoscenza come individuo, organizzazione, impresa.

L’evento vi ha messo di fronte a personalità rilevanti del mondo della tecnologia, dell’innovazione, dell’imprenditoria. Quali lezioni ne avete tratto? È cambiata la vostra visione oppure è sempre stata così dall’inizio?
Abbiamo iniziato questa impresa con un’idea chiara su quel che volevamo ottenere dalla tecnologia che abbiamo sviluppato. L’impegno, la passione e il focus sono determinanti.
Le persone che abbiamo incontrato lungo il percorso e ciò che abbiamo dovuto affrontare, che continuiamo ad affrontare, ci hanno sicuramente aiutato a definire il nostro percorso in una forma via via più concreta ed efficiente. Forse la lezione più importante è l’aver compreso l’importanza stessa delle relazioni, del confronto, dello scambio. Aspetti che aiutano moltissimo a far funzionare il cervello e a recepire nuovi stimoli.

Il premio consiste in una cifra importante – centomila euro – che probabilmente verrà reinvestita nel progetto. Quali obiettivi si pone ora Tykli?
Il premio rappresenta un’importante opportunità per affrontare con maggiore determinazione l’obiettivo di veicolare la nostra tecnologia sul mercato italiano e internazionale. Vogliamo rendere Tykli una realtà affermata e riconoscibile in un settore in cui gli investimenti sono ingenti e la sfida è di alto livello. Crediamo nella nostra soluzione, vogliamo continuare a migliorarla e raggiungere il maggior numero di persone.

Il concorso

Tykli ha vinto il concorso Prendi Parte al Cambiamento promosso dalla banca online Ing Direct in collaborazione con H-Farm Ventures nato con l’obiettivo di finanziare l’idea di business più innovativa legata all’utilizzo delle tecnologie digitali. L’evento è stato aperto da Roberto Napoletano, direttore del Sole24Ore (partner dell’iniziativa) e moderato da Luca De Biase.
È intervenuto come ospite istituzionale Alessandro Fusacchia, consigliere del ministero dello Sviluppo Economico, che ha delineato la panoramica dell’attuale ecosistema delle startup in Italia:

Con la legge sulle startup abbiamo creato le condizioni affinché l’Italia diventi un paese all’avanguardia quando si parla di nuova impresa innovativa. Soprattutto, siamo riusciti a creare in Italia un nuovo clima culturale e quell’attenzione diffusa senza i quali questi temi strategici rischiavano di restare confinati a qualche nicchia o alle discussioni degli addetti al lavori. Serve adesso che tanti giovani pieni di energia e creatività scommettano sulla loro voglia di fare impresa, mettendosi in gioco e senza paura di sbagliare.

Fonte: Webnews • Via: ING Direct • Notizie su: