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SWG risponde all’AGCOM e difende PoliticApp

SWG non ci sta: chiede all'AGCOM di riconsiderare PoliticApp, rimborsa gli utenti e minaccia di passare ad azioni legali.

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SWG non ci sta e risponde all’AGCOM dopo la bocciatura dell’applicazione PoliticApp. Una bocciatura che il gruppo accetta, ma non senza prima togliersi qualche pesante sassolino. La principale recriminazione, infatti, è relativa al fatto che dall’Autorità Garante per le Comunicazioni era arrivato un parere preventivo favorevole, aprendo così da parte di SWG a tutti gli investimenti e le comunicazioni relative alla commercializzazione dell’app. In seguito, invece, qualcosa è cambiato e l’app è stata bloccata in quanto fonte di sondaggi durante il periodo nel quale il silenzio elettorale vieta la diffusioni delle rilevazioni.

La risposta di SWG alla bocciatura dell’AGCOM giunge pertanto ripercorrendo a ritroso quanto accaduto. A partire dall’11 gennaio scorso, quando alla richiesta di parere sulla possibilità di continuare con i sondaggi anche durante il “black-out period” l’Authority rispose nel modo seguente:

[…] la disciplina dei sondaggi relativi ad indicazioni di voto si riferisce unicamente a quelli diffusi su mezzi di comunicazione di massa e si ritiene che non possa definirsi tale un’applicazione per smartphone: essa altro non è che un software per cellulari accessibile esclusivamente da quanti, in base ad una scelta  volontaria, abbiano deciso di scaricarla sul proprio telefonino. Inoltre, trattandosi di un’applicazione a pagamento, essa potrà essere fruita soltanto da un target definito di clienti paganti, da coloro, cioè, che abbiano deciso di acquistarla. Detta applicazione risulta pertanto priva delle caratteristiche distintive del mezzo di comunicazione di massa, vale a dire “la destinazione al grande pubblico” e la diffusione “ad una pluralità indeterminata di destinatari”…

«Un fulmine a ciel sereno» è però caduto su SWG nel momento stesso in cui l’AGCOM ha smentito tutto quanto con una presa di posizione opposta a quella iniziale, considerando che il servizio «debba essere assimilato ad un mezzo di comunicazione di massa».

SWG non intende mollare la presa e, sebbene prometta un atteggiamento responsabile nei confronti degli utenti, si riserva di reagire nei confronti dell’AGCOM per tutelare il proprio lavoro e le proprie azioni. Il primo passo è parte di un approccio costruttivo nei confronti dell’Autorità: viene chiesto di riconsiderare la bocciatura dell’applicazione, rivalutando l’opinione iniziale in virtù della precisazione che l’azienda sottolinea con forza. Una applicazione a pagamento, infatti, non può essere considerata secondo SWG un mezzo che comunica ad una massa di persone.

L’ambito di diffusione dell’applicazione non può essere in alcun modo considerato pervasivo, anche in considerazione che ad oggi ne sono state vendute qualche migliaia, e che l’accesso può avvenire solo a target definito di utenti paganti.

In attesa di una definizione della vicenda, SWG ha promesso il rimborso del denaro incassato dai primi acquirenti. La palla passa ora nuovamente nelle mani dell’AGCOM, ma l’azienda mette le mani avanti: in caso di conferma della bocciatura dell’app, la vicenda potrebbe sfociare in una causa legale. Con ogni probabilità, insomma, SWG potrebbe chiedere di ottenere un risarcimento per il danno subito, unendo in ciò tanto l’onere dello sviluppo quanto il costo relativo ai rimborsi. Ma nel fare ciò mette in campo anche una fondata questione di principio:

Oggi un politico che vuole acquistare un sondaggio per conoscere le tendenze dell’opinione pubblica può farlo, mentre qualche migliaia di cittadini che vogliono spendere 10 euro ciascuno per avere le stesse informazioni no. Mentre il primo può conoscere e diffondere tra colleghi e militanti i dati, qualche migliaia di cittadini non li possono conoscere, né conseguentemente parlarne in famiglia e con gli amici.

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