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L’Egitto blocca YouTube per un mese

Il portale di video sharing va incontro a un blocco in Egitto, a causa della presenza del trailer per la discussa pellicola "L'Innocenza dei Musulmani".

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Il giudice Hassouna Tawfiq ha ordinato il blocco dell’accesso a YouTube dall’Egitto per un periodo pari a un mese. La causa è da ricercare ancora una volta nella presenza sul portale di video sharing del già tanto chiacchierato filmato “Innocence of Muslims” (“L’Innocenza dei Musulmani”), che nell’autunno scorso ha causato scontri in decine di territori e portato all’uccisione di oltre 50 persone. La censura è in linea con quanto previsto dalla nuova costituzione del paese, che prevede la messa al bando di qualsiasi contenuto o forma d’arte ritenuta offensiva del sentimento religioso.

Nella pellicola, realizzata da un regista di origini egiziane ma ora cittadino americano, Maometto è rappresentato come un falso profeta, dedito alla menzogna, ai rapporti con donne e minori. Una provocazione che, in conseguenza alla gravità delle rivolte, è arrivata a far intavolare una discussione anche alla Casa Bianca. Il presidente Barack Obama ha chiesto a Google di togliere il trailer da 14 minuti per evitare ulteriori disordini, ma la proposta è stata respinta in modo deciso dal gruppo di Mountain View, in nome della libertà d’espressione. BigG per il momento ha dichiarato di non aver ricevuto alcuna comunicazione ufficiale sul provvedimento, che se confermato avrebbe comunque modo di essere annullato mediante un ricorso in appello.

Di Egitto e censura si è parlato anche nel novembre scorso, con un’altra ordinanza relativa all’oscuramento dei siti pornografici, mai applicata per gli elevati costi tecnici necessari a bloccare l’accesso degli utenti a un gran numero di siti o portali. Con YouTube invece il tutto potrebbe essere più semplice. Le associazioni impegnate per la tutela dei navigatori e della libertà sul Web hanno commentato la decisione in modo negativo, puntando il dito contro la scarsa preparazione tecnica e tecnologica dei giudici chiamati a pronunciarsi su questioni di questo tipo.

Fonte: The Washington Post • Notizie su: ,