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Tim Cook tra Barack Obama e Goldman Sachs

Tim Cook in una due giorni tra Barack Obama e Goldman Sachs: si parla di investimenti USA, del futuro di iPhone, di startup e del contenzioso Greenlight.

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Tim Cook tra Barack Obama e Goldman Sachs: è così che si potrebbe riassumere l’agenda degli ultimi due giorni del CEO Apple, impegnato in un paio di eventi pubblici davvero straordinari. Il primo è il discorso sullo Stato dell’Unione di Barack Obama, dove Cook ha partecipato in veste di invitato ufficiale della First Lady Michelle, il secondo è un intervento alla Internet and Technology Conference di Goldman Sachs.

Si è già parlato diffusamente della partecipazione dell’attuale CEO di Apple al discorso annuale sullo Stato dell’Unione negli USA, ormai quasi una tradizione per la Mela dopo la presenza della vedova Jobs lo scorso anno. Tenutasi ieri, Obama ha esplicitamente fatto riferimento all’azienda di Cupertino, spiegando come sia una delle tante società a stelle e strisce decise a riportare i capitali in patria e a investire sulle risorse locali:

«Caterpillar sta riportando posti di lavoro dal Giappone. Ford dal Messico. Quest’anno, Apple ricomincerà a produrre Mac in America.»

Decisamente più interessante, almeno ai fini dell’analisi sul mondo Apple, è l’intervento per il keynote di Goldman Sachs, dove Cook non è rimasto spettatore passivo ma ha fornito le sue considerazioni sul futuro dell’informatica. Una partecipazione tuttavia non gradita da tutti, perché alcuni utenti sui social network hanno rinverdito la ritrita e inflazionata teoria del complotto masso-illuminato, ormai un automatismo sterile del Web ogni qualvolta si parli di Goldman Sachs.

Sono molti gli elementi interessanti emersi dalla conferenza, primo fra tutti l’assenza di un iPhone low cost dai programmi imminenti di Apple. Cupertino è certamente orientata all’abbassamento dei prezzi per rispondere alle esigenze della clientela, ma questo processo non passerà da device sottocosto, giudicati scadenti dal CEO. Viene così confermata la versione fornita qualche settimana fa da Phil Schiller, sebbene sul Web i rumor su un melafonino a prezzo ridotto non si siano mai placati.

Un elemento, quello della riduzione del prezzo, che Apple ha dovuto gestire anche per il comparto Mac. Per anni il gruppo ha tentato di elaborare prototipi che pesassero poco sul portafoglio degli utenti, ma i risultati pare non siano mai stati soddisfacenti. Così, come lo stesso Cook ricorda, per rispondere alla necessità di un Mac low cost la Mela ha inventato iPad.

Si parla poi di tablet in generale, il mercato su cui Apple parrebbe essere ora maggiormente focalizzata, ma anche di investimenti in sviluppo. Il CEO di Cupertino ha ammesso di guardare con molto interesse al mondo delle piccole aziende, delle startup innovative, tanto che Apple ne starebbe acquisendo diverse a ritmi vertiginosi. E c’è tempo anche per qualche piccola indiscrezione su iPhone, sebbene Cook non si sbottoni troppo, probabilmente privo di un display OLED nella sua prossima generazione. Se si tratti di un phablet con schermo da 5 pollici, così come recentemente affermato in Rete, non è dato sapere.

Tim Cook, infine, ha voluto parlare anche del recente contenzioso con Greenlight Capital sulla questione delle azioni privilegiate e dell’enorme liquidità dell’azienda. Il CEO fa sapere come tutto si basi su un’incomprensione sulla Proposition 2 in via di votazione fra gli investitori, sottolineando come nelle intenzioni della Mela vi sia il desiderio di favorire gli azionisti anziché metter loro i bastoni tra le ruote. Greenlight contesta la possibilità di eliminare le azioni privilegiate, Apple controbatte sostenendo di non voler eliminare nessun tipo di vantaggio per gli azionisti, bensì spostare il diritto di emissione di tali azioni dalle scelte esclusive della dirigenza agli stessi investitori.