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Arthur Levinson: la vita in Apple dopo Steve Jobs

Arthur Levinson, chairman di Apple, spiega come sia la vita in azienda senza Steve Jobs e si dice fiducioso per il futuro del marchio.

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Quando si parla di Apple, si è soliti associaziare l’azienda al suo CEO Tim Cook. Ma vi è un altro personaggio decisamente importante per le sorti dell’azienda, ovvero il presidente del consiglio d’amministrazione Arthur Levinson. Da sempre amico e confidente del compianto Steve Jobs, il chairman di Cupertino ha voluto raccontare come sia la vita del gruppo dalla scomparsa del suo fondatore.

L’assenza di Jobs in Apple si farebbe decisamente sentire, non tanto per il suo genio imprenditoriale, quanto per l’unicità della sua persona. Così come riporta Forbes, pare infatti che lo spirito dell’iCEO ancora aleggi fra le stanze del board, come una presenza rimpianta da tutti:

«Non sono ancora arrivato al punto di entrare nella sala del consiglio senza sentire la mancanza di Steve. Era una persona unica. Il personaggio mostrato in pubblico non era, per la gran parte, lo stesso Steve Jobs che ho conosciuto».

La dipartita dell’iCEO, tuttavia, non ha determinato né crisi né stallo in quel di Apple e Levinson ci tiene a ribadirlo, anche alla luce dei recenti cali in borsa. I profitti raggiunti nel Q1 del 2013 – 13 miliardi in guadagni per un totale di 54 miliardi di dollari in entrate – sono giudicati “fenomenali” e sono il segno di come la società navighi tutt’altro che in cattive acque. Non vi sarebbero, di conseguenza, quei segnali di imminente naufragio di cui la borsa si è fin troppo preoccupata dopo lo scandalo delle mappe di iOS 6 e la ricezione altalenante di iPhone 5, tanto che il presidente senza indugio invita «altri a preoccuparsene».

Nell’affermare, infine, come il consiglio d’amministrazione non decida quali prodotti promuovere e quali innovazioni lanciare – lasciando così questa responsabilità a ingegneri, tecnici e addetti al lavori – Levinson comunica come al board vengano illustrati i prototipi di nuovi dispositivi con 6-8 mesi d’anticipo rispetto alla disponibilità al pubblico. Ma il consiglio stesso non ha diritto di veto su quanto presentato, perché non di sua competenza. D’altronde, i membri del board si ritrovano riuniti “per assumere o licenziare il CEO”, non di certo per inventare i nuovi melafonini.

Fonte: Fortune • Notizie su: ,