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Batterie flessibili, anche con ricarica wireless

Dall'Illinois giungono nuove importanti scoperte sull'elettronica da indossare: in arrivo le prime batterie flessibili con ricarica wireless.

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Da un lato la necessità di trovare nuove soluzioni per la ricarica, favorendone così l’utilizzo in mobilità. Dall’altro il sogno di realizzare dispositivi da indossare capaci di adattarsi alle forme del corpo umano. Il risultato è una batteria flessibile dotata di un sistema di ricarica wireless. A partorire l’idea sono stati alcuni ricercatori della Northwestern University, cui va il merito di aver realizzato i primi prototipi di tali batterie capaci di incrementare le proprie dimensioni anche del 300% rispetto alla condizione di riposo.

Tali batterie possono essere infatti piegate, allungate, compresse e maltrattate in diversi altri modi senza intaccarne il funzionamento: in ognuna di tali condizioni sono infatti in grado di erogare energia a sufficienza per alimentare un dispositivo elettronico. L’autonomia per il momento è di poco meno di 9 ore continuative, dopo di che è necessario ricorrere ad una ricarica. Anche in tal caso vi sono importanti novità, essendo possibile caricare le batterie mediante un sistema wireless.

Tali batterie ben si prestano quindi per alimentare dispositivi appartenenti alla nascente categoria dell’elettronica da indossare, potendo realizzare abiti capaci di monitorare attività cardiache e cerebrali, così come altri accessori aventi il duplice obiettivo di fungere da capo di moda e controllare lo stato di salute del paziente. Trattasi insomma di un progetto che potrebbe aprire le porte ad un nuovo modo di concepire l’elettronica, la quale non sarà più strettamente legata a rigidi dispositivi da tenere in mano come smartphone e tablet, ma sarà flessibile ed adattabile.

Proprio le batterie rappresentano uno dei principali ostacoli verso l’elettronica da indossare, essendo particolarmente complicato realizzare batterie flessibili ed in grado di mantenere la propria efficienza anche in seguito a numerose deformazioni. La soluzione adottata dai ricercatori della Northwestern prevede quindi l’utilizzo di elettrodi collegati da piccoli “ponti” realizzati utilizzando cavi a spirale, il tutto su di una serie di strati di silicio.

I collegamenti tra i vari componenti formano quindi una grande “S”, al cui interno figurano una serie di “S” più piccole: tale organizzazione consente quindi ai componenti di non subire danni durante le deformazioni, permettendo inoltre una migliore organizzazione dello spazio ed una maggiore flessibilità da parte dell’intera struttura. Ad oggi, secondo i ricercatori, sono possibili fino a 20 cicli di carica senza perdite in termini di capacità e proprio tale cifra rappresenta uno dei principali oggetti di studio affinché le batterie flessibili possano entrare in commercio.

Fonte: SciTech Daily • Notizie su: