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Veronica Diquattro: Spotify e l’Italia

Spotify è da una settimana in Italia: ne abbiamo parlato con Veronica Diquattro, responsabile per il servizio nel nostro paese.

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Appena una settimana è passata dal momento in cui Spotify ha aperto i battenti sul mercato italiano, ma il fenomeno è già conclamato: il nome è stato immediatamente accolto con estremo calore dall’utenza che lo aspettava da tempo ed i numeri della prima settimana (11 milioni di streaming) hanno confermato la bontà delle sensazioni iniziali.

Ma quali sono le ambizioni reali del gruppo nel nostro paese? Quali ostacoli hanno rallentato l’arrivo di Spotify sul mercato italiano e quali sono le caratteristiche dell’offerta? Ne abbiamo parlato con Veronica Diquattro, da poche settimane a capo del progetto Spotify Italia. Proveniente da Google, Veronica Diquattro si trova a dover gestire un’offerta che ha immediatamente raccolto i favori dell’utenza, ma che per sfondare ha bisogno di forgiare la cultura della musica in streaming in un paese spesso legato ad una eccessiva inerzia di fronte ai cambiamenti. L’avventura è però iniziata, il primo passo è stato compiuto, ed il progetto potrà iniziare ora a dire la propria per contribuire ad un cambiamento epocale tanto atteso quanto ineludibile.

L’intervista

Veronica Diquattro

Veronica Diquattro

Classe 1983, bolognese, Veronica Diquattro opera dal neonato ufficio milanese  di Spotify e ha il compito di lanciare il servizio nel nostro Paese e guidare l’azienda in un percorso di sviluppo.

La nuova guida di Spotify Italia proviene da Google, dove ha lavorato nella sede di Dublino ricoprendo diversi ruoli prima di contribuire al lancio del mercato Android e di Google Play in Italia.

Laureata in Economia all’Università di Bologna e con un master conseguito presso l’Università Bocconi, Veronica Diquattro ha iniziato la sua carriera come Marketing Manager nel settore alberghiero in Perù.

 

Finalmente Spotify è in Italia. Noi abbiamo visto la coincidenza con Sanremo quasi come un passaggio di testimone tra due diverse epoche della musica nel nostro paese. Dall’Ariston allo streaming, a braccetto, in una rivoluzione lineare che da oggi inizia un capitolo nuovo. Secondo lei, cosa significa Spotify per la musica italiana?

«Spotify rappresenta una modalità completamente nuova per vivere la musica: grazie al nostro servizio gli utenti possono ascoltare tutte le canzoni che desiderano, in modo totalmente gratuito, basta un computer e una connessione a internet. La facilità di utilizzo, la qualità del suono, l’ampiezza del catalogo e l’integrazione con i social network sono diventati il tratto distintivo di un servizio che permette davvero di scoprire la musica in modo diverso. C’era grande attesa per l’arrivo di Spotify in Italia e i risultati della prima settimana hanno superato le nostre aspettative: in soli sette giorni gli utenti italiani hanno ascoltato 11 milioni di tracce, l’equivalente di 70 anni di musica.

La data esatta del lancio – avvenuto il 12 febbraio, in concomitanza con l’inizio di Sanremo 2013 – era stata decisa a livello aziendale, indipendentemente dal Festival, infatti abbiamo lanciato in quello stesso giorno anche in Portogallo e Polonia. Ovviamente abbiamo colto questa grande occasione per porre l’accento sul contenuto italiano disponibile sulla piattaforma, sui brani di alcuni artisti in gara in esclusiva streaming su Spotify e per sottolineare il nostro supporto alla musica italiana. Infatti con Spotify gli utenti possono accedere a un catalogo di 20 milioni di brani, potendo così ascoltare gli artisti preferiti e, soprattutto, scoprirne di nuovi. Spotify è un importante strumento di promozione per ogni artista – italiano o straniero, famoso o emergente – che vuole farsi conoscere o raggiungere un pubblico più vasto».

Quali ostacoli hanno reso “tardivo” l’arrivo del servizio nel nostro paese? Ogni ostacolo è superato o si può fare qualcosa per stimolare ulteriormente il mercato musicale in Italia?

«Abbiamo scelto di arrivare in Italia quando, a nostro avviso, è stato il momento giusto. In Spotify cerchiamo di spalmare i lanci nel corso dell’anno, anche per essere sicuri di avere in loco un team in grado di preparare la strategia di entrata nel modo migliore possibile. Decidiamo di entrare in un nuovo Paese conoscendo le reali esigenze del mercato e in che modo verrà accolto il prodotto dagli utenti. Prima di lanciare il nostro servizio vogliamo avere un ricco catalogo di musica locale disponibile sulla piattaforma e aver stretto tutti gli accordi necessari con le principali case discografiche. In Italia abbiamo già siglato accordi con le quattro principali major, con Merlin e le altre etichette indipendenti – tra cui Made in Etaly, Sugar, Pirames International – con gli aggregatori musicali e con la SIAE. Abbiamo avuto davvero un’ottima accoglienza da parte di tutti e ci sono i presupposti per continuare a lavorare bene anche in futuro».

Il futuro della musica è lo streaming?

«Con Spotify cambiano le abitudini di consumo, passando dal possesso all’accesso. Il servizio nato come alternativa legale alla pirateria – una fetta importante dei fruitori della musica – che in Italia è arrivata al 95% nel digitale. L’ultimo rapporto Ipfi sottolinea come il mercato musicale stia migliorando grazie al digitale (gli incassi relativi al digitale sono cresciuti del 9%) e lo streaming rappresenta un settore molto importante nello scenario. Secondo i dati Deloitte per FIMI, infatti, è ormai la seconda fonte di ricavo nel digitale».

Che ruolo ha la condivisione sui social network nell’ecosistema Spotify? E che ruolo può avere il mobile, in un paese da sempre un passo avanti in questo specifico ambito?

«La connotazione social è uno degli aspetti fondamentali di Spotify poiché arricchisce l’esperienza dell’utente e il modo di vivere la musica. Grazie alla condivisione dei propri brani preferiti infatti, è possibile viaggiare alla scoperta di nuova musica semplicemente lasciandosi guidare dai gusti degli amici più stretti. Il lato social, inoltre, diventerà ancora più forte con l’introduzione, prevista a breve, di due nuove funzionalità: Follow e Discovery.

La funzione Follow permetterà agli utenti di seguire gli artisti e conoscere i loro gusti musicali: i fan potranno scoprire quali canzoni ascolta il loro cantante preferito e condividere le sue playlist. La funzione Discovery – che sostituirà What’s new – proporrà i brani sulla base delle scelte effettuate dai propri amici, delle playlist create, degli artisti seguiti. Inoltre ci saranno le notifiche che permetteranno agli utenti di sapere se è uscito un nuovo album o se è in programma un concerto di un artista che seguono.

Il mobile avrà sicuramente un ruolo importante perché offre all’utente la possibilità di ascoltare la musica sempre e ovunque. Grazie all’abbonamento Premium (9,99 euro al mese), che permette di avere a disposizione le proprie playlist anche offline sul proprio dispositivo mobile, l’esperienza Spotify è davvero completa e la fruizione della musica non ha più confini di tempo e spazio».

Molti leggono in Spotify una delle soluzioni più importanti contro la pirateria poiché rappresenta una proposta concreta alla domanda di musica digitale che l’utenza esprime. Come vi trovate in questi panni? Come sta maturando il rapporto con le major?

«Spotify nasce proprio come alternativa di qualità alla pirateria musicale: ogni brano ascoltato sulla piattaforma viene monetizzato e alle case discografiche viene corrisposto un compenso. In questo modo tutti gli artisti – da quelli più famosi agli emergenti – ricevono un compenso per le loro canzoni. Dal momento del lancio ad oggi, Spotify ha conferito ai titolari dei diritti d’autore oltre 500 milioni di dollari, contribuendo in modo sostanziale alla lotta contro la pirateria ci aspettiamo di conferirne altri 500 in un solo anno per il 2013».

Cosa l’Italia si aspetti da Spotify è noto: cosa si aspetta invece Spotify dall’Italia?

«Ci aspettiamo di crescere sempre di più, di diventare il miglior servizio per l’ascolto di musica on demand in streaming e di essere il punto di riferimento per tutti gli appassionati di musica».