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Un chip permette la comunicazione tra cervello e PC

Continua lo sviluppo di interfacce tra cervello e computer: presto potrebbero comunicare grazie ad un chip impiantato nella corteccia cerebrale.

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Sviluppare un’interfaccia tra cervello e computer, consentendo la comunicazione quanto meno nella direzione che va dal primo al secondo, con la speranza di allargare la “corsia” di marcia per consentire il transito delle informazioni nel verso opposto. È questo l’obiettivo che alcuni ricercatori della Brown University intendono raggiungere: un obiettivo piuttosto lontano, ma forse non troppo, come dimostrano i risultati ottenuti dai primi sensori impiantati nel cervello di alcune cavie circa un anno fa.

Tali sensori sono in grado di catturare informazioni contemporaneamente da un massimo di 100 neuroni all’interno del cervello di uno stesso paziente, permettendo così il monitoraggio delle relative attività cerebrali in maniera innovativa. La comunicazione con i computer avviene quindi attraverso una rete wireless, permettendo così l’abolizione di eventuali cavi di collegamento per consentire l’uso del dispositivo anche in mobilità. E, nel caso in cui l’autonomia residua si scarsa, è disponibile anche un apposito sistema di ricarica.

Tale device si compone di una serie di elettrodi di ridotte dimensioni impiantati direttamente nella corteccia cerebrale, oltre che da una batteria agli ioni di litio, un sistema per l’analisi e l’elaborazione dei segnali catturati dagli elettrodi e, come detto, un modulo per la trasmissioni dati senza fili. La trasmissione avviene ad una velocità di 24 Mbps, usufruendo della banda tra i 3,2 e i 3,8 GHz per comunicare con un apposito dispositivo esterno. L’intero apparato consuma un totale di 100 milliwatt, rendendolo dunque particolarmente efficiente.

Il tutto rappresenta secondo gli addetti ai lavori un incredibile passo in avanti nella direzione delle prime interfacce cervello-computer capaci di offrire concreti vantaggi nel campo delle neuroscienze, in quanto ha già fornito risultati concreti sulle cavie e potrebbe presto trovare applicazioni concrete anche su pazienti umani. Presto, insomma, il cervello potrebbe davvero comunicare con un computer, permettendo ad esempio il monitoraggio in tempo reale di pazienti affetti da determinate patologie.

Fonte: ScienceDaily • Immagine: Brain, via Shuttestock • Notizie su: