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Vint Cerf: Google, pseudonimi e anonimato

Vint Cerf, uno dei Padri di Internet, parla in un'intervista dei pro e dei contro dell'anonimato in Rete, soprattutto in relazione ai servizi di Google.

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Di privacy online si discute sempre più spesso, ma se a parlarne è una voce autorevole come Vint Cerf l’intervento merita sicuramente un’attenzione particolare. Il “Padre di Internet”, classe 1943, negli anni ’70 gettò le basi per la nascita del protocollo TCP/IP su cui si basa il funzionamento del Web moderno e dal 2005 ricopre il ruolo di Chief Internet Evangelist in Google. Intervistato da Reuters, l’informatico statunitense ha condiviso il proprio parere sull’utilizzo dell’identità reale in Rete, in particolare sui servizi targati bigG.

Secondo Cerf, piattaforme come YouTube, Gmail e il social network G+ dovrebbero continuare a fornire agli iscritti la possibilità di scegliere se interagire con gli altri navigatori mediante uno pseudonimo oppure specificare a chiare lettere il proprio nome e cognome. La sua posizione è chiara: prendere le parti di chi sostiene l’anonimato a tutti i costi oppure di chi vuole forzare l’utenza a specificare le proprie generalità rappresenta un errore. Ogni ambito è differente e pertanto va analizzato di volta in volta.

Utilizzare i nomi reali è utile, ma penso non debba essere un’imposizione nei confronti degli utenti. L’anonimato e l’impiego di pseudonimi possono essere perfetti in alcune situazioni. Secondo il mio parere l’obiettivo da perseguire non è abolire l’anonimato, bensì offrire la possibilità di sapere con chi si sta interagendo quando necessario.

Si pensi ad esempio ai blogger che combattono attraverso i post contro regimi oppressivi e censura. A loro tornerà certamente utile poter nascondere la propria identità, così da non essere perseguiti. Discorso ben diverso invece quando si desidera partecipare a una conferenza online, oppure acquistare un prodotto mediante uno store virtuale.

Non è la prima volta che Vint Cerf interviene pubblicamente su tematiche delicate come la tutela della privacy in Rete. Nel marzo 2012 ha criticato apertamente e in modo piuttosto duro la decisione dell’Unione Europea sul diritto all’oblio, definendola senza mezzi termini o giri di parole “terrificante”.

Fonte: Reuters • Notizie su: ,