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Istella, per dimenticare Volunia

Giudicare istella con scetticismo per compensare l'entusiasmo dimostrato con Volunia sarebbe un doppio errore: il giudizio sia sereno ed equilibrato.

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Inutile girarci attorno: ogni qualvolta un commentatore proverà in queste ore ad analizzare a caldo istella, ecco che sullo sfondo apparirà l’ombra lunga di Volunia. Troppo recente e troppo forte la scottatura: gran parte della stampa italiana si era già sbilanciata con superficialità su quel progetto (ben al di là di ogni merito e di ogni demerito) ed oggi la diffidenza di ritorno è troppo grande per dare immediato e gratuito credito a Tiscali. Che, però, non ha colpe per il passato. E merita pertanto la giusta attenzione.

Istella ha fatto di tutto per non presentarsi al mondo come ha fatto Volunia: l’approccio è stato progressivo, le cautele sono state molte, l’attenzione ai partner è stata certosina. Tiscali, soprattutto, accende istella chiedendo a tutti di non descriverlo come un anti-Google. Perché un anti-Google non è, non vuole esserlo e non vuole essere quindi spacciato per tale. Renato Soru, su questo punto, è stato estremamente chiaro:

I motori di ricerca esistenti hanno fatto un eccellente lavoro per il proprio business, e per gli utenti sono diventati strumenti imprescindibili. Tuttavia c’e ancora spazio per nuovi e, soprattutto, differenti strumenti. […] è un modello di ricerca locale e partecipativo la cui crescita e il cui incremento costante di efficacia nella ricerca fonda le sue radici nella collaborazione dell’intero sistema. […] Ritengo che istella possa diventare il motore di ricerca più completo e accurato della cultura italiana e non solo, e che possa anche rappresentare un modello esportabile all’estero

Chi ricorda Volunia, ricorda l’enfasi con la quale venne presentato “il primo motore di ricerca italiano”. Ricorda la location universitaria, ricorda gli algoritmi di Massimo Marchiori presentati come garanzia a priori della bontà dell’idea. Poi la storia delle galline che possono volare calamitò le fantasie dei media mainstream, le prime difficoltà fermarono le buone idee e le ambizioni si spesero in poco (troppo poco) tempo. Volunia ha lasciato l’amaro in bocca a troppa gente, la stessa gente che oggi guarderà con non poca diffidenza a Renato Soru in attesa di fare le pulci a istella. La superficialità dimostrata in passato non deve però ripetersi, altrimenti l’errore sarà doppio: istella va ascoltato e va capito, va messo alla prova e solo chi avrà collaborato avrà l’onere ed il diritto del giudizio definitivo.

Oggi è il giorno dell’avvio e l’entusiasmo merita spazio. Lo merita anche l’orgoglio italiano che Tiscali porta avanti cercando di dare alla cultura del nostro paese uno spazio di espressione al di fuori dei server, degli algoritmi e dell’approccio tipici delle aziende USA. Merita giusto credito anche lo sforzo che Tiscali mette in campo, un coraggio ben strutturato all’interno di una azienda storica che sta cercando nell’innovazione le necessarie opportunità per imporre nuovamente il proprio nome. Ma non lo fa in autonomia: istella si presenta come una piattaforma circondata di partner ed in cerca di collaborazioni, una tela bianca su cui l’Italia è chiamata a ricamare un modo nuovo di pensare all’immenso bacino di conoscenza che la rete ha la possibilità di archiviare, offrire e condividere.

Oggi nasce istella e Volunia è un’altra cosa. Dissimili all’origine, dissimili nella presentazione, dissimili nelle prospettive, dissimili nella natura stessa del progetto. Il passato è il passato, il futuro è ignoto, mentre il presente offre una novità che la logica impone di guardare con interesse e curiosità. Benvenuto, istella.

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